vai al carrello

16 Mar

Quando le giornate non vanno come ce le aspettiamo, come le vorremmo, diciamo sempre che è una “giornata no”.

E’ una “giornata no” quando scendi dal letto e inciampi nella scrivania (ed è sempre il migniolino a soccombere), è una giornata no quando arrivi in cucina e non c’è caffè, o latte, o elementi a caso per la colazione. E’ una giornata no se esci di casa e pesti una cacca, se trovi una multa sulla tua macchina, se arrivi in ufficio e non hai un centesimo per prendere il caffè (ma solo la 50 intera e la macchinetta non dà resto), se il tuo capo è più storto di te, se il pc non collabora, se piove, molto, e quindi il traffico aumenterà. E’ una giornata no per anche uno solo di questi motivi.

E’ la giornata no, per eccellenza, quando queste cose capitano tutte insieme, e non solo a te, ma anche a tutti quelli che ti circondano.

Da un paio d’anni, peraltro, ci siamo inventati una nuova trovata: la giornata più bella e più brutta dell’anno. Pare che ci siano giorni in cui le congiunzioni astrali siano totalmente favorevoli e anche totalmente sfavorevoli. Oggi, 16 marzo 2011, credo sia la giornata peggiore dell’anno (perchè se me ne capita un’altra così, ci rifletto sull’eventualità di continuare a esistere).

Fatto sta che dopo aver toccato il fondo ci sono più probabilità di risalire che di ricominciare a scavare, per cui mi sono stampata un sorriso solitario davanti al mio pc e ho preso a navigare la rete.

Pensavo: “Infondo la primavera è vicina” e dopo un attimo ne ho avuto la conferma: il risveglio.

Beh sì, ci sono animali che d’inverno vanno in letargo e altri che fanno finta di non esserci mai andati, e si trascinano. Io sono uno di questi: vivo a metà delle potenzialità per non sprecare le energie (di cui ho abbondantemente fatto scorta) e per poter poi esplodere quando il corpo e la mente ne sentiranno il bisogno. La primavera non arriva solo con il sole e i fiorni che sbocciano. La primavera arriva ormai anche con la pioggia e con la neve (anche se i fiori, disorientati, sbocciano comunque). La primavera anni fa arrivava nel giorno in cui la tartaruga del mio giardino riaffiorava in superficie, e ce ne accorgevamo perchè un cumulo di terra conica vagava per il cortile, con una lentezza dovuta al peso della terra sulle spalle (una sorta di Atlante).

La primavera l’anno scorso è arrivata sotto forma di condensato di pioggia: neve, 30cm, con in coordinato una pala, indispensabile per ripulire il vialetto e permettere l’uscita dei veicoli allo scoperto.

 La primavera quest’anno, d’accordo con la morbosità che ci lega ai pc, è arrivata on -line.

Vagavo, per allietarmi la giornata, tra i blog altrui. Leggevo dettagli di dubbia profondità, commenti di elevata profondità, frasi piacevili che spingono alla riflessione. Pensavo che infondo la nostra generazione non è così silente, la nostra generazione ha il coraggio di determinate azioni, e talvolta l’apprezzo.

Poi ho incrociato delle righe, una foto, un uomo. Ho pensato “che banalità”, e poi ancora “interessante”, e poi ancora, quando ero sul punto di obbiettare, ho incrociato un’affermazione calzante e ho taciuto, non ho pensato (avrei dovuto pensare “scacco”, ma sarebbe stato controproducente). Ho letto ancora, ho alzato lo sguardo, le parole chiave c’erano tutte, il profilo era perfetto: ogni frase descrittiva voleva semplicemente dire “sì, appartengo a quella schiera di persone che vuole essere autoironica, simpatica, critica, impegnata nel sociale. Suono almeno uno strumento, scrivo per farti riflettere senza darlo a vedere, non amo le banalità, e odio, abbastanza, la società in cui vivo (nonostante in determinate situazioni continui a sguazzarci)”.

“Profilo perfetto”, ho pensato. “Ha tutte le caratteristiche, rispecchia un po’ me, un po’ l’egocentrismo degli anni 2000, un po’ la spocchia di chi ha il coraggio delle sue azioni e che al contempo si giudica. E’ banalmente carino, preparato, assiduo lettore, probabilmente anche un bravo scrittore, e qualche battuta gli riesce proprio bene”. Ho pensato ancora: “Lo compro”, e in alto a destra ho trovato quel pulsante ormai familiare: “vai al carrello” diceva. Ho clikkato, e mi è apparso un libro.

“No, devo aver sbagliato”. Torno indietro, clikko ancora, sempre il libro. Torno indietro, rileggo con calma, e mi rendo conto spaventosamente che c’è ancora qualcosa che non si può comprare su internet.

“Questi tradizionalismi, quanti anni dobbiamo ancora aspettare?”.

2 Responses to “vai al carrello”

  1. sara 18 March 2011 at 08:44 #

    proprio la giornata più brutta dell’anno, sarà colpa del tempo, degli stravolgimenti climatici, del terremoto in giappone e gli effetti mariposa in tutto il mondo…sarà.
    Spero non ci siano più giornate così e attendo la primavera con curiosità e impazienza…

  2. sonia ricci 21 March 2011 at 11:39 #

    Concordo.

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