Tranquillità e silenzio

21 Nov

Tranquillità e silenzio.
Censure dell’anima ediscorsi non detti.
Sintonia e candore neigesti.
Semplicità e tenerezzanegli sguardi, pochi sguardi.
Pochi incroci, pocheintersezioni, per una paura troppo grande.
Tante domande, e altrettanti silenzi, perché sconvolgere gli equilibri è sempre più rischioso diquanto s’immagini.
E un fulmine, in unmomento come tanti, ti colpisce dritto al cuore e cerca di scalfire lentamentequel muro d’intenti e di sicurezze invisibile tra noi.
In un momento come tanti,perché la nostra vita non è un film.
Nessuna ricerca della perfezione, nessun sogno in bianco e nero. Solo semplicità.
Nessuna follia, né travolgente passionalità.
Solo sintonia, dolcezza e piacere.
Seduti sull’orlo di un precipizio, con le gambe dondolanti dentro il vuoto che ci aspetta, immerse in quel che sarà, tu guardi giù, scruti il tuo destino, lo interroghi e rifletti, con uno sguardo turbato ed un lieve sorriso sulle labbra.

Io, braccia tese dietro me, guardo il cielo, le sue nuvole che corrono veloci e cambiano ancora iltempo. Le nuvole che con un movimento riescono a cambiare umori e giornate. Guardo il cielo ma non lo interrogo.
Aspetto che qualcosa arrivi su di me, che sia pioggia, per farmi permeare della sua freschezza e limpidità, o sia un semplice raggio di sole, per illuminare il mio cammino.
Aspetto perché le risposte non arriveranno, e perché a volte anche le domande sono sbagliate.
Aspetto perché guardare giù mi fa venir paura di cadere, mi fa dubitare della mia scelta.
Guardo il cielo perché la realtà è sempre troppo dura, potrei trovare non solo ostacoli insormontabili,ma dolore, tanto dolore.
E tu t’interroghi per sentirti meno colpevole, e sorridi per sentirti ancora leggero.
E io ti prendo la mano, per dimostrarti che sono disposta a portarti via, o a restare lì se vuoi. Ma sono disposta a condividere i tuoi pensieri, le tue paure.
Il tuo sguardo si posa su di lei, non su di me, come se per te la percezione della realtà fosse limitata a piccole porzioni di oggetti che interagiscono con il tuo corpo.
Il mio sguardo è su di te, cerca di leggere nel tuo, di sollevarti da quelle perplessità, di aiutarti a capire che è giusto, o che perlo meno non è così sbagliato.
Ma tu non alzi gli occhi. Vuoi soffocare nel turbamento. Vuoi credere che sia un errore. Non lo è.
Hai un cuore e dei sogni. Hai un cervello che trama inganni. Ma sei tu a decidere e scegliere. Sei tu anon sopportare il peso troppo grande delle domande che hai in testa. Sei tu adover tirare quel sospiro di sollievo e pensare che tutto questo sembra unsogno e non realtà.

Ecco, è un sogno. Ma non uno di quelli che ti tolgono il respiro e ti tormentano il cuore, e te lo fanno agitare in petto senza mai trovare tranquillità.
E’ un sogno perché quella tranquillità trapela dagli sguardi e dalle azioni, dagli abiti e dai gesti.
Perché siamo permeati di tranquillità, e di semplicità, e non riusciamo ad accettare.
E’ un sogno perché ci muoviamo sul filo per paura di sprofondare nel nulla e cancellare tutto questo mondo surreale che ci siamo costruiti attorno.
E’ un sogno perché è in equilibrio, è estremamente precario, è dolce e amorevole.

Tu sei così turbato, e io così tranquilla.
Forse rassegnata a ciò che mi dice il cuore. Tu sei sconvolto e ti senti colpevole. Io forse ancora non distinguobene la realtà, ma ho un senso di pace che non scambierei con niente al mondo.
E forse questa volta tocca a me infonderti quella serenità che meriti, e che meritiamo. Quella serenità che ci è appartenuta dal primo istante.
Ti stringo la mano persentire una risposta.
Cerco il tuo sguardo come una bambina incuriosita.
Cerco i tuoi occhi che guardano in basso e sembrano non accorgersi.

E tu mi guardi, guardi la mia faccia buffa, e sorridi.
E ti cade una goccia sul naso, ma non te ne accorgi.
E sei così assorto che mi viene da ridere.
E la mia risata t’infastidisce pur non essendo fragorosa.
Cadono gocce ma tu sembri impassibile. Sei impassibile. E io resto immobile a fissare il tuo sguardo nel mio.
Io credo di sognare,eppure ho ancora un contatto con la realtà.
Tu che vuoi farci i conti sembri così lontano da qui.
“Dove sei finito?”
Chissà dove stai andando per non sentire nemmeno il peso della pioggia.
Chissà in quali ricordi ovattati ti sei perso per non tornare.
Chissà perché io restoancora qui, ferma immobile, se tu non ci sei.

Tu non rispondi, ma io non mi offendo.
Non c’è gioco di orgogliotra noi.
Non ci sono giochi sporchi, e mi sembra quasi impossibile.
E’ il mondo intorno che gioca con noi, e le nostre menti giocano coi nostri cuori.

Piove ancora, e tu sei ancora immobile. E io sono ancora quella bambina buffa e incuriosita che vuole strapparti un sorriso, che non sia amaro.

E allora ti cerco, ti guardo più da vicino, e tu ti riprendi la tua mano e ci nascondi dentro il tuo viso.
Non stai piangendo, sei solo perplesso, turbato, incosciente.
Appena le tue mani spariscono, la mia bocca cerca la tua.
E la tua cerca la mia.
E mi abbracci teneramente, e io sento che non c’è niente di sporco tra noi, e mi viene da piangere.
E ci perdiamo in quest’abbraccio, e la pioggia continua a cadere lenta.
Non amo la pioggia, sembra sempre che il cielo soffra, si disperi e pianga.
E sembra che soffra di più quando cadono quelle gocce sottili, perché sembra non riesca a sfogarsi.
Tu ami la pioggia, ti sembra poetica, ti sembra di finire dentro una fotografia in bianco e nero con pochi dettagli a colori, quelli che contano.
Io amo il sole, che quando si posa sulle cose le fa rivivere in colori magici e splendenti.
Vorrei che questa pioggia smettesse di bagnare i nostri vestiti, e tornasse il sole ad asciugarci ed a farci splendere e sorridere.
Ma per tutto questo c’è tempo.
E quando penso alla sensazione di pace che ho dentro, immersa nel tuo abbraccio, penso sia inutile guardare oltre il tempo.
Penso che vorrei perdermi in quest’abbraccio in eterno.

Ma se domani ci ritrovassimo rinchiusi in questa mura senza volto?
Se ci sentissimo condannati dalla nostra intimità e dalla nostra complicità?
Se la condanna riflettesse la paura?
Ora sono io che non ho la forza, e se riesci, e se te n’è rimasta, ho bisogno che me la infonda tu.
Prendimi la mano e portami fuori.
Ricordami come si sogna. Regalami la leggerezza di uno sguardo sincero. Ricordami cos’è la purezza, ed io cercherò la strada per riprendermi.
E troverò il modo di crederci.
Voglio poterci credere.Voglio che sia giusto e che sia bello. Voglio le mie emozioni. Voglio che sia tutto infantile ed onirico, ma senza quel turbine di nebbia intorno che confonde e destabilizza.
Voglio che sia onirico ma possibile.

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