Tatami

19 Nov


Aveva l’abitudine, ogni mattina, di accendere il computer e controllare i messaggi in arrivo nella sua casella di posta. Aveva provato, tempo addietro, con i riti tibetani “Prenditi i tuoi spazi per ascoltare il corpo, la mente”. Ci aveva provato ogni mattina per mezz’ora. Niente da fare. Preferiva alzarsi con pi calma, fare colazione con il computer e accelerare nei preparativi della giornata. Ascoltare la radio in macchina le regalava un sorriso, ma il vero divertimento era arrivare in negozio, tirare su la saracinesca e con lei le maniche “Niente stress – si ripeteva – è solo una nuova giornata”. E via a scrivere gli ordini, segnare gli acquisti da fare, contare i soldi in cassa, e sorridere ai clienti scettici che curiosamente si avvicinavano e le chiedevano, sempre con lo stesso tono “crede davvero che sia comodo dormire lì giù?”.
Nell’immaginario collettivo del paese era una figura esotica, il che l’autorizzava ad accarezzare i suoi orecchini dondolanti e a rispondere, con un’aria costruita, artefatta, “certamente, siamo più vicini alla terra, non crede?”.
Vendeva tatami.

2 Responses to “Tatami”

  1. Scilla 19 November 2011 at 20:24 #

    . .sì, però .. come dirtelo .. insomma, “perché” si scrive “perché” e non “perchè” .. e questo è un errore mica un refuso .. cazzarola ..

    • itrerefusi 24 November 2011 at 16:19 #

      è proprio per questo che mi piace avere un blog: per fuggire dalle gabbie di refusi e errori di battitura, di correzione di bozze e editing che il mio lavoro quotidiano mi obbliga. Ad ogni modo, sì, lo so, è un errore. Sono pigrissima, e non sai quanto può essere difficile pensare di premere shift ogni volta che scrivo perché… bloccando il flusso di scrittura interiore! prometto che ci farò attenzione 🙂

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