sotto l’ombrellone

23 Jun

Spiagge desolate di fine aprile si trasformano sotto il sole cocente dell’estate. L’estate, quella che è appena arrivata. Quella che è esplosa, alla fine, inaspettatamente, a fine giugno, quest’anno.

Tatuaggi e scottature popolano le spiagge del weekend, spiagge libere che in clima di austerity diventano la meta privilegiata di tutte le classi sociali. Donne medioborghesi prendono il sole in topless, già nere, già superata la fase dell’ustione, sul nobile lettino che il proprio marito ha portato in spalla, proprio come l’anno prima l’aveva fatto il bagnino.

Si sono dovute attrezzare anche loro, rimanendo fregate il primo giorno, quando sotto il sole cocente delle 12.00 avevano costatato con rammarico che non c’era più spazio per loro, e neppure per il loro lettino, in realtà nemmeno per una persona  in piedi. E avevano rinunciato – e con maggiore rammarico anche i mariti – tornando a casa, a riposizionare il tutto sul balcone assolato. Si erano dovute attrezzare: la settimana successiva avevano inviato la propria prole con marito e lettino a tenere loro il posto dalle 9.oo del mattino, affrettandosi a svegliare tutta la famiglia e millantando la preparazione di un pranzo, che al momento dell’arrivo in spiaggia, a mezzogiorno, si era trasformato – cenerentola diurna – in un trancio di pizza a testa “per rimanere leggeri e potersi fare il bagno subito subito”.

Si erano dovute adattare a tutta quella gente, a condividere quel lembo di suolo pubblico, libero, con facce di Maradona ormai più simili a indiani d’America: rugose e con palpebre calanti. E avevano storto il naso davanti a colonie di ombrelloni e frittate e borse frigo e supersantos.

Gli anni ’80. Non si esce vivi dagli anni ottanta, no. Gli anni ottanta sono tornati con l’autorevolezza di due parole care al nuovo millennio: precariato e austerity.

– Mamma, ma che vuol dire austerity?

– Pinù, l’auterity  è quando ti devi regolare, ‘o sparagn. Lo vedi? Stanno tutti che si portano le cose da casa, la robba da mangiare, la birra, natu ppoc pur ‘o cines’ re’ massagg’.

– Mamma, ma io non la vedo tutta questa differenza con gli anni passati. Qua mi pare che tutti ci siamo sempre portati la robba da mangiare da casa, allora era austerity pure prima?

– Pinù, no. Prima eravamo attenti perché avevamo paura che arrivasse la crisi, e allora era una scelta nostra. Mo invece è arrivata la crisi, e facciamo giusto quello che possiamo fare, è questa la differenza, che prima quello che facevamo noi, lo facevamo solo noi. Mo invece lo fatto tutti quanti.

– Ah, ho capito, è arrivata la crisi e tutti quanti fanno quello che facevamo noi prima. Ci hanno copiato, gli dobbiamo chiedere i diritti!

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