Scusa, ma che segno sei?

10 Feb

Questa è bella davvero. Sono strana io, e la mia Vocina nel Cervello batte tutte le vocine immaginabili! Ma questa frase è il mio cavallo di battaglia.

Premetto che non so fare domande. È un mio handicap. Posso parlare per ore con una persona e arrivare a raccontare tutto di me, con la massima sincerità, e senza che nessuno me lo chieda, ma quando si tratta di sapere qualcosa del mio interlocutore, quando arriva il momento di fare una domanda, io proprio non ci riesco! Non so fare le domande, sono 25 anni che ci provo e mai che me ne fosse uscita fuori una giusta! È come se per non sembrare invadente volessi trovare il modo giusto per chiedere una cosa, e una volta organizzata la frase, una volta costruito il concetto, nel modo corretto, puntualmente il tono in cui la faccio rovina tutto il mio lavoro. Non so perché, non so cosa abbia che non va, ma rende la mia domanda fuori luogo, inutile, invadente, precisamente il contrario di quello che avrei voluto.

Poi, come già detto, ci si mette anche la mia Vocina nel Cervello, e il gioco è fatto: una conversazione, una possibile relazione, una conoscenza, quello che volete che sia, rovinata da una domanda.

Un altro dei miei innumerevoli difetti, che però è ormai il mio modo di essere, è questa tendenza a ricercare nelle cose un minimo comune denominatore. Non mi ha mai fatto impazzire la matematica, ma questa storia del m.c.d. mi è sempre piaciuta. È come voler spiegare al mondo che per quanto le cose siano diverse, a meno che non si tratti di numeri primi, che voglio dire, sono asociali per definizione, e forse anche un po’ presuntuosi, infondo c’è sempre un punto d’incontro, qualcosa di simile, qualcosa che metta insieme le cose del mondo.

Ricordo che da bambina ero convinta che le persone con lo stesso nome avessero delle caratteristiche comuni, ragion per cui continuavo a chiamare Laura una ragazza che si chiamava Chiara, e ragion per cui ho sempre pensato che non avrei mai chiamato mia figlia Paola. Adesso in realtà lo penso ancora, con alcune sfumature. Penso che un genitore debba pensarci troppe volte prima di scegliere il nome del proprio figlio (certo che il genitore quante responsabilità che non immagina cova dentro sé!), e che a volte nomine non sunt consequentia rerum, sed opposita. Se così non fosse, allora spiegatemi perché tutte le “Serena” che conosco hanno una vita così turbolenta e lunatica che “serena” è l’unico aggettivo che non dareste mai loro.

E insomma, sono una donna, amo i m.c.d., come immaginare che non sia fanatica delle teorie astrologiche che vedono nei segni l’emblema della ricerca di punti in comune tra i diversi individui di tutto il genere umano? Con gli anni ho imparato a capire che quello che mi piace dei segni è che bene o male le persone dello stesso segno abbiano qualcosa in comune, cosa che ti porta a pensare di conoscere una persona o di capirla dal suo segno zodiacale. Un’illusione, senza dubbio, ma comunque credo che qualcosa di fondo ci sia.

E “credere” nei segni zodiacali è diventata una caratteristica femminile, nella concezione maschile dell’universo, almeno quanto lo shopping e la cura estetica (entrambi concetti che andrebbero modificati visto l’andazzo dell’uomo del nostro millennio). E chiedere “di che segno sei” è una di quelle domande che per definizione ti fa perdere 100.000 punti quando ti relazioni a un uomo, anche perché poi s’innesca quel meccanismo per cui è necessario e indispensabile che la donna, una volta scoperto il segno dell’interlocutore, reagisca con un sonoro e negativo “nooooo”, che non vuol dire propriamente “brutto segno”. È solo un modo per prendere tempo e iniziare a riscontrare le caratteristiche del suo segno da quelle due o tre battute che ci si è scambiati precedentemente. Di solito la conversazione procede sul tema solo ed esclusivamente se l’uomo è interessato alla donna. È come un gesto di cortesia, e non curiosità, da parte sua far finta di voler conoscere l’opinione femminile a riguardo, quasi sempre seguita dall’affermazione “io non ne capisco molto, non so neppure che ascendente sono” (però sai che esiste un “ascendente”).

Siccome mi inibiscono le domande e non voglio cadere nei luoghi comuni, ho sempre una certa reticenza nel chiedere il segno zodiacale ad una persona, anche se muoio letteralmente dalla voglia di sapere se l’ho già individuato oppure ho toppato alla grande. Credo che conoscere il segno zodiacale di una persona con cui sei a contatto, anche se si tratta dell’ambito lavorativo o familiare sia come un modo in più per evitare incomprensioni, o comunque per avere la scusa pronta, del tipo: “lo vedi, sei troppo maniacale, altrimenti non saresti della vergine”.

Insomma non credo ci sia qualcosa di male in tutta questa curiosità, ma so bene che chiedere innesca questo strano meccanismo, e allora quando lo vorrei sapere, evito. Aspetto che la domanda si maturi lentamente dentro di me, aspetto l’occasione giusta per non sembrare una pazza-maniaca-fanatica e magari anche sensitiva, e quando sento che il terreno è fertile, faccio la fatidica domanda: “Di che segno sei?”, magari anche con un tono un po’ vago, come se il fatto non fosse il mio.

Ovviamente le prime volte non andava così. Le prime volte il tono era intrigante, e puntualmente poi mi dicevano “toro” o “gemelli”, e il leone col toro e col gemelli non ci può stare! E quindi il mio “nooooo” era davvero un “nooooo” di delusione.   

Ma ci sono state volte in cui, nonostante sapessi a cosa andavo incontro, non mi sono riuscita a frenare, sempre per colpa di quella Vocina nel Cervello, che non ha proprio niente da invidiare al Grillo parlante di Pinocchio!

Insomma ero lì, al mio primo appuntamento con un ragazzo dagli occhi sinceri, che sembrava guardasse il mondo con gli occhi sinceri, e che effettivamente così lo guardava, anche se un po’ da lontano. Ero lì a casa sua, dopo una serata passata a parlare, in cui pensavo solo che era troppo tempo che non passavo ore e ore ad ascoltare ed a scoprire che gente interessante al mondo ancora ce n’è, nonostante la banalità della vita.

Ero lì con questa persona speciale che m’illuminava e mi dava energia (la stessa che mesi dopo mi avrebbe tolto), finché a un certo punto quell’energia diventa magia. Tutto si fa nebbioso, tutto diventa bello, di quella bellezza che pensi durerà un attimo e non ci pensi su, lo vuoi. Vuoi viverti quel momento intenso con tutto l’impegno che richiede, perché non sai se ci sarà ancora. (Forse è proprio questa la magia).

Eravamo lì, io e l’uomo dagli occhi sinceri, occhi negli occhi, un po’ spaventati e un po’ intraprendenti, in quell’angolo remoto dell’universo che non aveva più connotazioni, era un non-luogo, perché è così che me lo ricordo, ma nessuno ci stava pensando in quel momento. Mi bacia. E quella magia prende vita e ci prende e chissà dove vuole portarci. E in tutto questo idillio in cui ci gongolavamo, eccola che parte senza che nessuno la interpelli: la Vocina nel Cervello, la mia rovina, la mia tripla identità. E inizia a girarmi in testa quella domanda: “di che segno sei?” e gira, gira e gira, senza fermarsi. Io provo a diventare razionale, glielo dico che non è il momento, che non avrei avuto il tono giusto, che non era il momento di parlare, figuriamoci di fare una domanda. Ma niente. Lei imperterrita continua a girare nella testa per un lunghissimo minuto che mi sembrava un’ora, e mi estranea dall’idillio. È come se aspettassi eternamente quel momento magico che ti fa stare bene, ma che poi una volta arrivato qualcosa dentro te ti dica “tutto qua?” e lo faccia passare. Come se non fosse abbastanza. Non so se è così, non so se quel qualcosa che me lo fa passare è solo l’invidia di quella Vocina nel Cervello che vorrebbe avere una vita propria e invece ha la vita mia, fatto sta che alla fine di quel lunghissimo minuto io apro gli occhi e interrompo quel momento di magia. Lo guardo negli occhi sentendomi la persona più stupida del mondo e lui ovviamente, non sapendo cosa l’aspetta, pensa e (essendo un uomo) dice anche: “ho fatto qualcosa che non va?”. E io, senza rispondere, senza ascoltare la sua domanda, senza dare peso alla sua perplessità, dritta come un treno per la mia strada pronuncio quella maledettissima frase fuori luogo (in quell’occasione più che mai): “scusa, ma di che segno sei?”

Il tono non era quello giusto, il tempo non era fertile, l’occasione totalmente fuori luogo, la risposta è arrivata immediata: “acquario”, ma il suo sguardo era tra lo sbalordito e l’allucinato. Ma non ha pensato neanche un attimo a tutta la sequenza di leggi non scritte, e io non ho continuato (voglio ben credere!) la conversazione con una serie di “nooooo” o spiegazioni varie. Si è limitato a guardarmi strano e rispondere alla mia domanda. Dopo di che ha ripreso la sua attività, mentre io pensavo “quanto sono stupida?” e la mia Vocina rideva come una pazza, e la magia, quella di un attimo, non era durata nemmeno la metà!

6 Responses to “Scusa, ma che segno sei?”

  1. emilianamellone 11 February 2011 at 09:55 #

    Scusa, ma non essendo Toro o Gemelli, con l’acquario come è andata?
    […E non si videro mai più???]

  2. sara 11 February 2011 at 12:42 #

    “il nome di una persona ne influenza il destino”, dice Amelie Nothomb in un libro:)
    Anche io credo un po’ nelle affinità dei segni e, di solito, sono bravissima ad individuare chi ha il mio “bruttissimo” per me bellissimo segno!

    • Nicoletta 26 August 2011 at 09:05 #

      :-)..il mio nome significa “vittorioso nella battaglia”, quindi la tua citazione mi ha dato grande slancio oggi, e ne ho bisogno.
      e sono sempre stata convinta che lo Scorpione sia uno dei migliori segni zodiacali…non a caso due dei miei migliori amici sono Scorpione ;-)….e Serena ha ragione: forse noi Vergine siamo troppo precise, ma cosa farci? solo trovare un segno che ci compensi e ci stemperi….prima o poi

  3. barbanera 28 August 2011 at 21:36 #

    non fai domade…………….ed io non so l’ascendente

    • itrerefusi 28 August 2011 at 21:54 #

      banalità, probabilità, corsi e ricorsi spontanei 🙂

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