ritorno a casa

17 Jul

Nessun posto è come casa. Non credevo avrei mai pronunciato queste parole, non credevo in Dorothy e il Mago di Oz mi ha sempre fatto paura, quando ero piccola. Mi fa paura anche adesso pensare che non ci sono scarpette rosse che in un attimo riescano a portarti a casa. ma poi, quale casa?

Vago nelle stanze che mi hanno vista crescere. Quante cose sono cambiate, quante volte è cambiata la casa, con le sue pareti, i suoi colori e i suoi mobili. Quante volte sono cambiate le persone, le situazioni, le vite. Dove sono finite tutte quelle vite che sono passate di qui? me lo chiedo ogni tanto, quando qualche dettaglio irrilevante apre spiragli nella memoria. La lavatrice, quella nuova, ne odiavo la marca e ora non ricordo quasi più perchè. Il mio terrazzo. Una volta una civetta mi venne a trovare. Si posò sui fili per stender ei panni. Fu un secondo, ci guardammo e volò via. Chissà cosa voleva dirmi quella civetta. Io non ho mai smesso di chiedermelo. E questa stanza, così inutile adesso: la mia stanza da letto. La sognavo così: un letto e quattro pareti. Avere a disposizione una casa intera ti lascia libero di trasformare la stanza da letto in una stanza dove potersi dedicare, dove lasciarsi abbandonare al sonno. Una stanza solo per me, che non abbia a che fare con la scrittura. Ora è diverso. Ora vivo in una stanza che è un po’ come la mia anima: un po’ di cose sparse da tenere a portata di mano: le certezze, i sogni e la quotidianità. E intorno a quel casino una scrivania, per lavorare, un letto, per dormire, e un divano, per gli amici. L’armadio resta un contenitore che se chiuso non lascia nemmeno spazio alla fantasia. Una sorta di estensione del muro dove riporre gli ogetti inutili, dimenticati o da dimenticare.

Qui invece è tutto diverso. Nella casa in cui mi sento a casa c’è silenzio, per pensare. Riesco a pensare più liberamente guardando il mondo da qui. Nessuno mi verrebbe a cercare, nessuna delle persone che conoscono la mia vera vita. E da qui è tutto un guardarsi dentro, e indietro.

Questo letto, è come lo volevo. Le pareti rosse e quelle bianche mi ricordano la passionalità, il cuore. In questa stanza sento il mio cuore battere. Quel quadro, alla parete, che mi ritrae in una posa anche poco soddifacente, sono io. Mi riconosco e mi vedo negli occhi di mia sorella. Chissà quanto avrà studiato i dettagli del mio viso per riuscire a modificare nei e smorfie. Chissà se ha scoperto di me qualcosa che ancora non so.

Se penso a come era questa stanza prima, a quanta gente mi ha conosciuta lì: un letto singolo e miliardi di libri, peluches, cianfrusaglie. Era solo quattro anni fa, ma io ero un’altra. E se guardo questo mobile antico, questa toletta, che sognavo da bambina e in cui sognavo di specchiarmi e pettinarmi i miei lunghi capelli. Sognavo. I capelli non li ho mai avuti lunghi.

Il corridoio, i libri, gli echi delle risate davanti alla Tv. Quando ancora non esisteva il decoder. Da allora la mia Tv è spenta. E ancora i pomeriggi adolescenziali insieme alle amiche. Fumare di nascosto sul terrazzo, giocare a burraco e farci domande, infinite, su come gestire i rapporti. Vane.

Ricordo la telefonata di un’amica che mi confidava che piacevo al ragazzo che adoravo. Ricordo quel guizzo nel cuore e le gambe che mi tremavano. Ricordo anche quando da bambine io e mia sorella ci lasciavamo andare a risse il cui filane era sempre lo stesso: io ero la colpevole. Ricordo i miei occhi sbarrati nella notte e mia nonna al capezzale che sperava che li chiudessi. Ricordo i tè la domenica pomeriggio dopo il pranzo, le riunioni di famiglia, tutte le volte che mi nascondevo nel letto di mia madre per starle accanto, e ricordo quando mi divertivo ad appoggiare il mio orecchio sulla sua pancia per sentire cosa succedeva lì dentro. Quanti anni sono passati? Ero una bambina, ed ero convinta che la mia condotta fosse dovuta al pari o dispari degli anni. Ero convinta anche che certe cose sarebbero rimaste immutevoli. Sapevo che sarebbero cambiate, ma non immaginavo che nella vita si viaggiasse a velocità supersoniche. Non immaginavo che in due anni avrei potuto cambiare tutto e rimanere in fondo sempre la stessa. Non immaginavo di poter conservare dei punti di riferimento proprio per la loro indefinibilità. Non immaginavo di poter sentire un giorno la necessità di spiegare al prossimo che il mondo non è il sogno in cui crediamo da bambini. Non immaginavo toccasse a me, che sono una sognatrice.

E se penso poi alla stanza di mia sorella. A quanto ritenessi ingiusto che lei aveva avuto gli spazi maggiori. Se penso a quanto odiavo ascoltare la sua musica, così alta da costringermi a spegnere il mio stereo. Se penso poi che alla fine aveva raggione lei. Che mentre cantavo a squarciagola Californication lei in un modo o nell’altro mi diceva che sarebbero stati i Mogway quelli che mi avrebbero fatto emozionare.

Se penso a tutte queste cose e agli amori che hanno varcato quella soglia, e anche a quelli che hanno chiuso poi la porta alle loro spalle, mi sembra di guardare una vita lontana. Mi sembra di essere infinitamente piccola e infinitamente scontata. No, non lo sappiamo quello che ci riserva il futuro.

No, non possiamo saperlo mentre viviamo il presente. Devono essere rari i momenti nella vita in cui ci giriamo indietro per vedere quanta strada abbiamo fatto, ma poi, riempita la valigia di ricordi, dobbiamo andare avanti, e forse chissà, pensare di lasciarla da qualche parte quella valiglia, altrimenti i ricordi, la memoria, i sogni, rischiano di confondersi con i momenti sbagliati, e le emozioni richiano di diventare più pesanti di quelle che sono.

Bisognerebbe fare una dorta di backup a un certo punto della vita. Ogni 30 anni? Forse sì. Bisognerebbe chiudere quel dischetto in cassaforte e partire da zero. Un giorno avremo voglia di chiederci come siamo arrivati fin qui, ma nel resto del tempo, dovremmo solo avere il coraggio di sorridere a quello che verrà, perchè verrà.

E sarà magico.

9 Responses to “ritorno a casa”

  1. mari 17 July 2011 at 21:50 #

    …parimenti oggi guardavo il divano blu e la tv spenta,troppo nuova per essere vintage e troppo vecchia per essere moderna, sentivo il vostro silenzio. a roma, a casa, di domenica, a lavorare, come spaesata. (sospiro)

  2. me 18 July 2011 at 13:03 #

    …bello sentirsi dare ragione da te;)))
    provo le stesse sensazioni ogni volta che torno a casa, perchè davvero è cambiato tanto da quando vivevamo tutti lì sotto uno stesso tetto. E ne sento la mancanza. Ma va bene chiudere tutto in una valigia e, come mi ha detto qualcuno, “portarsi dietro lo stretto indispensabile anche dei ricordi” (che non è detto che poi non siano pesanti lo stesso).
    E comunque il tuo ritratto resta la mia unica opera d’arte. Non saprei farne altri.
    Un bacio
    S.

  3. serena schipani 18 July 2011 at 22:20 #

    e della tua casa io ho un mio ricordo preciso: una notte tante chiacchiere e sigarette e biscottini integrali per non farsi male e conoscersi frettolosamente. Poi, siamo oartite da zero…

  4. serena schipani 18 July 2011 at 22:26 #

    p.s. ci sono tre refusi anche nel mio commento

    • itrerefusi 18 July 2011 at 22:38 #

      e capelli lunghi e gonne lunghe, che belle che eravamo al nostro primo appuntamento!

      • serena schipani 19 July 2011 at 14:25 #

        ed il giorno dopo avevo capelli corti e gonna corta

  5. Claudia 19 July 2011 at 20:55 #

    quanto sento vicine queste sensazioni, tornando nella mia vecchia casa, ma anche tornando in quella MIA nuova. sembra che gli spazi si impregnino della vita in divenire e non accettino questi voli interplanetari. Che li percepiscano come un tradimento e continuino a vivere con la nostra immagine che non si è distaccata, che non si è guardata vivere, ma viveva.

    • itrerefusi 21 July 2011 at 09:43 #

      siamo emigranti, con il cuore e con il corpo. Ma alcuni pezzi di cuore non si riescono a staccare. Mi hanno detto che prima di partire, di andarsene, bisogna sempre tornare a casa a chiudere le finestre, le porte, e a controllare che tutto sia come deve essere. Ecco, è questo. Io a volte devo tornare a casa anche per controllare che il gas sia chiuso!

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