riflettori accesi sulla Campania

24 Nov

Prima si diceva Napoli e si pensava: “Pizza, spaghetti e mandolino”. Oggi si dice Napoli e si pensa “Rifiuti, camorra, ecomafia”, ma anche discarica, Saviano, letame, cinesi, Gomorra ecc. ecc. ecc.

Quando ho visto per la prima volta “Gomorra”, il film (il libro non ho avuto il coraggio e la freddezza di leggerlo) ho pensato a un ritrovato neorealismo, un nuovo “La terra trema”, un messaggio aperto a tutti per smettere di stereotipare e aprire gli occhi. Ma poi la mattina ti svegli e leggi su tutti i giornali, sui free press e i TG  titoli come: “allarme rifiuti”, “Sconfitta la Camorra” ecc. ecc.

Banalità.

La situazione in Campania è quella che è, ma non è nata certo ieri. Se negli anni nessuno si è crucciato di contanto degrado (che sarebbe saltato fuori prima o poi) perchè continuare a parlarne adesso? Se lo scopo iniziale era “sensibilizzare le masse”, adesso che ci sono riusciti e che tutti sanno bene cosa accade in Campania (a parte i campani, che già sapevano bene da tempo come stavano andando le cose) cosa vogliamo fare? Continuare a guardare con occhi languidi quella regione così “degradata”?

Non amo Saviano (2) ma devo dire che la sua analisi sul quantitativo di immondizia in Campania e la sua provenienza (lunedì sera a “Vieni via con me”) è stata illuminante, e illuminante il messaggio: in quell’immondizia c’è l’Unità d’Italia. Siamo uniti in quel “letame” perchè quel letame non è nostro, non è della Campania, ma è di tutti. Solo per questo motivo l’emergenza rifiuti non esploderà mai a Milano o a Canigattì. Perchè tutta la loro immondizia continua a viaggiare a Sud.

Cosa fare? Io direi che raccolte firme e proteste non bastano. Io direi che sarebbe una bella cosa davvero se il “Nord” invece di rendersi indipendente e allontanarsi venisse ad abbracciare la questione. Sarebbe un gesto meravoglioso quello di scendere in piazza a protestare, e che la protesta partisse da su, da quel mondo così lontano che in questo problema si unisce.

Oppure scioperare in modo diverso. Se per un momento tutti i campani in Italia, in qualsiasi parte d’Italia, si fermassero chi ne soffrirebbe?

La Storia è ciclica, è la nostra madre, c’insegna ancora e non smetterà. E quella bella storia della secessione della Plebe nella Roma del 494 a.C. forse può farci nascere qualche idea:

(Apologo di Menenio Agrippa per cessare la secessione)

‘‘C’era una volta in cui nell’uomo le parti non erano congiunte armonicamente in un solo organismo, ma ogni membro aveva la sua volontà e la propria voce. In quel tempo le altri parti del corpo, indignate perché le loro fatiche e i loro servigi servissero solo a procurare beneficio al ventre, che se ne stava tranquillo nel mezzo a non far altro che godere dei piaceri che gli erano procurati, si accordarono fra loro decidendo che le mani non avrebbero più portato cibo alla bocca, che la bocca non avrebbe accettato cibo, né i denti avrebbero più masticato. Accesi così dall’ira, mentre volevano domare il ventre con la fame, anche mani, bocca e denti, insieme a tutto il corpo, si ridussero in uno stato di estremo esaurimento. Fu allora chiaro che anche la funzione del ventre non era oziosa e che esso non è nutrito solo per il proprio vantaggio ma perché mandi in cambio a tutte le parti del corpo quel sangue che dà vita e forza e che riceve appunto in virtù del cibo digerito”.

No comments yet

Leave a Reply