Quando si dice un momento difficile

17 Jan

Era febbraio, un po’ di anni fa, e nonostante io non sia un soggetto commerciale, o comunque non mi piaccia trovarmi in situazioni del tipo scambio di baci perugina o di mimose l’8 marzo, a febbraio si risveglia di botto quel desiderio di “fidanzamento” assopito tutto il resto dell’anno (perché quello che si risveglia verso maggio non è propriamente desiderio di “fidanzamento”). Mi è capitato in diverse occasioni di procedere in questo modo verso i primi di febbraio: individuare la preda, senza particolari caratteristiche, pressarla fino al giorno 14 e programmare una sobria uscita insieme evitando i luoghi di culto sanvalentineschi (meccanismi contorti che si agitano nella mente). Fatto sta che quell’anno lì a febbraio ne stavano succedendo di tutti i colori, una fra tutte avevo iniziato i lavori a casa e mi ero ritrovata a vivere nella mansarda di casa mia con un  letto, un forno microonde e una piastra elettrica dove fare il caffè e a volte un piatto di pasta. Ovviamente ai piani inferiori stava prendendo vita la mia nuova cucina e la mia casa era invasa da inbianchini, piastrellisti, parquettisti e un idraulico. Ebbene sì, l’idraulico, sogno erotico di tutte le casalinghe, insieme al giardiniere. Inutile dire: “non è come sembra” (frase per altro da me adottata in diverse occasioni mentre la Vocina nel Cervello un attimo dopo avrebbe detto: “Cretina! È proprio quello che non dovevi dire! Vuoi imparare che non-è-come-sembra significa proprio è-precisamente-quello-che-sembra!?”). L’idraulico in questione non era un semplice idraulico, non lo era di professione, si prestava per l’occasione, ma per di più(aggravante) era un amico di famiglia, una persona che avrei rivisto in altre occasioni, avrei incontrato comunque nella vita. E ancora, era una persona (secondo aggravante) che era entrata non-si-sa-bene-perchè nelle grazie di mia madre.

Come si fa a spiegare i processi inconsci che ti portano a dare fiducia ai gusti dell’unica persona contro cui sei andata tutta la vita e a presentarti a casa con una scatola di cioccolatini (mai portati i cioccolatini a mia madre in tutta la mia vita) e a dimostrarti talmente servizievole e gentile da provocare sgomento nello sguardo della stessa donna che ti ha dato la vita?

Una sorpresa per tutti, ma più di tutti per me stessa. Avevo puntato e non m’interessava niente. Qualsiasi gioco sarebbe andato bene, sporco o pulito che fosse, pur di raggiungere il mio obbiettivo.

Incontri ben programmati, tattiche a go-go fino al momento del pressing acuto al quale nessun uomo sa resistere e si dà alla fuga. Questa in sintesi la storia con l’idraulico. Questo il motivo della sua fuga. Ma il perché del mio accanimento lo vogliamo capire? È davvero difficile. Perfino la mia amica più inesperta continuava a dirmi (pur non avendolo mai visto) che dovevo lasciare perdere subito. Ma io sono una persona estremamente testarda, odio essere contraddetta. E allora l’ho convinto, l’ho portato con orgoglio in mezzo ai miei amici, e non ho notato gli sguardi sconvolti di fronte a cotanta, come dire, diversità dai miei standard. Ho perseverato, lo ammetto, e non ho colto i messaggi subliminali che mi lanciavano perfino i suoi indumenti. La sua camicia bianca nei pantaloni urlava vendetta, gli stivali, camperos, mi avrebbero dovuto intimorire, ma niente, perfino il dollaro disegnato sui suoi jeans non mi aveva lasciata sconvolta. Lo giustificavo con quella splendida e inutile frase fatta che recita: “il mondo è bello perché è vario”, e adesso direi anche, “sì, ma ognuno con i proprio simili”, una sorta di “mogli e buoi dei paesi tuoi” attualizzato.

Erano tutte avvisaglie che avevo sottovalutato, o meglio, cosa ancor più grave, non avevo neppure notato. Mentre il mondo fissava sconvolto indicando con frecce al neon lampeggianti tutti questi dettagli, perché questo per me erano allora, io continuavo a programmare il menù della nostra cena insieme, nella cucina, peraltro, montata da lui.

Il menù era il solito, quello che propino a tutti gli uomini che vengono la prima sera a cena da me. Uno standard, una prova da superare: risotto con la zucca, insalata di funghi, parmigiano, spinaci e una goccia di aceto balsamico e sbriciolata per dessert. C’è sempre qualcuno che ha qualcosa da ridire sui funghi crudi o sulla zucca, la sbriciolata però ha sempre vinto su tutto. Credo che la scelta del menù sia un po’ come dire: io mangio così e sono così. Amo le verdure, crude o cotte che siano, sono una persona al naturale insomma, come il tonno. Ma quando si tratta di dolci, mi rovino!

Avevo comprato anche il mio vino preferito, Valpolicella classico, che ho amato a Verona follemente, chissà che in un’altra vita non sia stata nordica.

Insomma, da bravo uomo si presenta a cena da me con una bella bottiglia di vino. Il messaggio subliminale è implicito. Ma se veniva a cena a casa mia senza messaggio subliminale, tanto valeva invitarmi a prendere un gelato alle 18 di sabato pomeriggio, no?

Ad ogni modo, la serata va proprio come me la immaginavo, cena perfetta, tutto calcolato, e finiamo a letto. È qui che viene il bello. Tutte le donne staranno ora immaginando che io abbia soddisfatto il mio desiderio erotico, che farlo con l’idraulico è una cosa che deve accadere una volta nella vita. Beh sì, senza dubbio, una e dico una volta nella vita. Vi siete mai chiesti perché mentre il postino bussa sempre due volte, l’idraulico, come Paganini, non si ripete?

A parte che ormai i postini che ho visto negli ultimi anni sembra abbiano superato un’apposita selezione: nani brufolosi o donne. Mentre gli idraulici hanno tutti una certa età, una certa pancia, certi capelli (nel senso che non siamo proprio certi che ci siano) e non hanno più la salopette tipica dell’idraulico dei nostri sogni.

Ma comunque anche qui va citata la frase che l’ha reso famoso, che ha fatto in modo di guadagnarsi il premio “frase dell’anno” nel contest “frasi improponibili” aggiornato vita natural durante con le amiche: “ma questo letto è IKEA?”

Cosa ha di così speciale questa frase? A parte che la mia casa è tutta IKEA, a parte che lui già sapeva che il mio letto era IKEA perché gli avevo raccontato le difficoltà del montaggio, ma in quanto uomo io non pretendo che ricordi tutto quello che gli ho detto. A parte tutto ciò, non è la domanda, o la giustificazione che si è dato poi a lasciare sconvolti. È il contesto. Insomma, non entro nel dettaglio, ma diciamo che il contesto avrebbe previsto, se fosse stato necessario parlare, una serie di frasi di repertorio che non avrebbero ricevuto risposta. Quella frase lì, quella domanda, in quel preciso momento, una risposta la voleva proprio. E la mia risposta è stata: sì.

E non si videro mai più.

8 Responses to “Quando si dice un momento difficile”

  1. emilianamellone 17 January 2011 at 14:33 #

    …MUOIO DALLE RISATE! 🙂

  2. sara 17 January 2011 at 14:33 #

    Hahahahahaah!io se fossi in te mi farei sponsorizzare questo articolo da Ikea:)
    e comunque…”nooo non è come sembra”!

    • itrerefusi 17 January 2011 at 15:11 #

      contenta di avervi strappato un sorriso!

  3. vali 17 January 2011 at 16:49 #

    ahahhahahah 😀

  4. itrerefusi 17 January 2011 at 23:06 #

    quanto sei bella!

  5. eri_trabiccolo 18 January 2011 at 15:56 #

    bah

  6. eri_trabiccolo 20 January 2011 at 19:15 #

    no

  7. Micheledaimoltirefusi 2 February 2011 at 15:20 #

    questa mi mancava..però devo dire:
    sempre magistralmente redatto

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