punti e virgole

19 Dec

Li ho visti, in carne ed ossa, trasformarsi in virgole.

Tutti gli uomini del mondo, in un giorno, hanno perso la loro altezza, la loro regolarità. Non camminavano fieri e a testa altra, longilinei, irti, come dei puti esclamativi portati in alto dalla loro fierezza. Erano curvi, ripiegati su se stessi, alle scrivanie, ai posti di combattimento, alle vetrine, intorno alle tavole. Quancosa doveva essere successo. Aspettavano.

Aspettavano che dall’alto qualcosa scendesse. Era proprio così: tante virgole per la città erano diventate tali peril peso di quei piccoli punti che venivano giù dal cielo. Venivano giù e sembravano così soffici e leggeri da non poter danneggiare la fierezza umana. Invece si sbagliavano tutti.

Erano soffici e leggeri ma pieni di un’energia tale da piegare quei corpi così rigidi. Così ho visto la città trasformarsi in punti e virgole. E ogni virgola continuava a cercare il suo punto per dare una spiegazione alla propria curvatura. Non era una scelta, non la sapevano giustificare altrimenti.

Alcune virgole, una volta persi i propri punti, sono rimaste così, colpite da quell’energia. Irrimediabilmente piegati in due. Persone senza competezza, senza identità. Esseri un po’ in attesa, un po’ alla ricerca della propria struttura. Un po’ alla ricerca della propria funzione nel mondo.

Altre virgole hanno preso quel punto, quell’energia, e l’hanno fatta propria. Se la sono mesa sotto i piedi e ci camminano insieme, forti della propria condizione e fieri di quella rivalsa. Sono esseri completi, tornati a camminare a testa alta.

Altri invece non si fanno vedere in giro se quel punto non ritorna. Si sentono come nudi, senza una metà.

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