puntare i piedi

23 Feb

Da piccola mia madre mi ripeteva ossessivamente “non si punta l’indice per indicare, è maleducazione!”. Mi sono chiesta molte volte perché il secondo dito delle mani allora, a questo punto, si chiamasse così. Pare che nelle norme comportamentali non fosse contemplata l’etimologia delle parole, e non lo è ancora.

Forse è da allora che ho smesso di puntare il dito, per indicare o per accusare, contro terzi. Forse è da allora che ho smesso di puntare.

Oggi mi dicono che dovrei puntare i piedi per terra, mi dovrei “in-puntare”, quindi riguardando me la cosa, potrei permettermi, potrei farlo, non sarebbe maleducazione, ma ho disimparato molto presto e non so come si fa.

A questo punto, mi sono detta, se proprio devo imparare qualcosa, meglio scegliere un atteggiamento che mi si addica, che mi rispecchi.

“Bisogna imparare a stare nel mondo, a scegliere il nostro posto e a sentirci comodi”. Questa frase mi è piaciuta molto, una frase tridimenzionale che contempla rispetto, per se stessi e per gli altri.

Bisogna imparare, e forse tutti dovremmo provarci, a sentirci a nostro agio nella nostra pelle. Abbracciare il nostro corpo, elogiare la nostra mente e avere ben chiaro chi siamo e dove vogliamo arrivare, o almeno il modo in cui vogliamo farlo, quello che ci contraddistingue.

Capita, in questo periodo più di altri, di scontrarci con la realtà e sempre meno di viverla. Capita, quindi, che il nostro spazio venga invaso da quello altrui. E questo, in nessun modo, dobbiamo renderlo possibile. Questo significa puntare i piedi: tenersi ben saldi nel nostro spazio fisico, allargare le braccia, raddrizzare la schiena, prendere una grande boccata d’ossigeno: eccolo, il nostro spazio.

E allora ecco quello che so di me:

che mi piace sorridere a prima mattina

non mi piace svegliarmi con il magone di un brutto sogno

mi piace che il caffè sia caldo e amaro

non mi piace quando ho dimenticato di ricomprarlo ed è finito

che mi piace trovare parcheggio sotto casa

non mi piace trovare la multa il giorno dopo

e mi piace trovare anche un bar che faccia il cappuccino di soia

ma non mi piace che un bar non abbia neppure un dolcetto di pasta sfoglia

mi piace lavorare con passione

non mi piace farlo con la tensione di troppi punti interrogativi

mi piace dedicare attenzioni agli altri

non mi piace dimostrare l’affetto gestualmente

mi piace, molto, avere scambi di opinione che accrescano

non mi piace urlare e mostrare aggressività

mi piace coltivare, costruire e aspettare i risultati

non mi piace girare in tondo senza capire quale sarà la meta

mi piace, davvero tanto, il sole

non mi piace assolutamente la neve

e mi piace, cosa forse più importante, rispettare gli altri senza prevaricarli. Con-dividere, credo, significa anche questo

non mi piace, nella maniera più assoluta, ricevere un trattamento di favore. Lo accetterei solo se sapessi crede davvero nelle mie capacità.

 

Che sia un bene o un male, questo è il mio modo di stare al mondo.

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