prospettive

9 Nov

Oggi, l’Italia, è in difficoltà.

Oggi, l’Italia, avverte senza filtri una crisi.

Oggi, gli italiani, hanno paura di non arrivare a fine mese, ed è una paura concreta.

Oggi, mi sono svegliata con lo stesso identico pensiero che ormai ho da mesi: andare verso il basso.

Sarà un’aspirazione? Sarà possibile considerarla tale? Sarebbe la strada più semplice. Lo è, per molti, perchè non è una scelta. E’ una condizione.

Sarebbe ben più difficile se diventasse una scelta di vita: andare verso il basso.

Mentre il mondo sfida il cielo e l’uomo le costellazioni. Mentre per il compleanno si regalano stelle e epiteti formulari inglesi ci decorano come soldatini, non sarà arrivato il momento di guardare giù?

A volte, passeggiando per le strade di Roma, scopro angoli e prospettive mai viste prima. A volte, sulla stessa strada percorsa per mesi e mesi quotidianamente, di quelle che come tutte cambiano radicalmente in base all’ora del giorno, a volte abbasso lo sguardo e trovo qualcosa.

Una pozzanghera, un braccialetto strappato, tappi di birra e cicche di sigarette. A volte, però, ci trovo anche un uomo. Una donna. Una persona.

A volte, quando li guardo, distrattamente, viene fuori all’improvviso un sentimento di pietà. Sarebbe giusto sentirle pietà per loro? Solo ieri me lo sono chiesto.

Ieri, mentre passeggiavo per i luoghi del potere. Ieri, quando la giornata si era ormai conclusa e mi andava di respirare a pieni polmoni quell’aria di crisi, quella rarefazione delle illusioni. Ieri, ho visto un uomo. Era steso all’interno di una banca, in quell’atrio lasciato socchiuso, l’atrio del bancomat. C’era lui, o lei, non saprei dirlo, la coperta non lasciava intravedere nemmeno il colore dei capelli. La coperta, beige, sembra essere sempre la stessa per tutti. Al suo fianco un paio di infradito.

Strana la vita, ho pensato. Un uomo dorme a terra, spogliato da ogni bene, privo di qualsiasi patrimonio, ai piedi di un bancomat. Strana la vita, ho pensato, e sono andata avanti. Ancora una volta è stato un breve e sfuggente pensiero. Mi sono svegliata stamattina pensando a questo. Pensando al pietismo. “E’ giusto?” mi sono chiesta. Ancora non lo so.

Non conosco la loro vita, ma conosco la mia. Amo il io lavoro, ma non paga, e mi prosciuga le giornate.

Amo la mia casa, ma esiste solo insieme a tutte le sovrastutture. Amo la mia macchina, ma prima di essere un mezzo è un costo. Amo fare colazione al bar, amo cenare in un ristorante. Amo lamentarmi della mia vita sedentaria e obbligarmi a fare l’abbonamento mensile in palestra, o quello trimestrale, che non rispetterò. Amo la mia psicologa, perchè mi aiuta a capire chi sono, a scavarmi dentri, a decostruire e ricostruire per arrivare ad essere quello che voglio. Amo davvero tutto quello che questa società mi permette, e anche la mia posizione sociale. Amo litigare col cassiere del supermercato che mi invita a risparmiare  e a non comprare prodotti biologici. Amo scegliere, e ancor di più amo scegliere le cose difficili.

Ma cosa sono tutte queste passioni? Amo il mio secolo e amo saper stare al mondo in questo momento, con le crisi e i “rimbocchiamoci le maniche”, perchè non è molto più semplice dover vivere una in discesa. Ma forse non credo più che dormire in una banca con una coperta di lana addosso sia un gesto degno della mia pietà: è una questione di prospettive.

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Stanotte ho fatto un sogno. Strano, mi sembrava di vivere negli anni ’20: occhi cerchiati di nero, pelle candida e vestiti succinti. Certo, ci mancava solo la piuma in testa e andavo a ballare il charleston, o a fare la soubrette affianco a un pianoforte. Chissà che mi è tornato in mente, che gran casino. Forse è stato quel gruppo di francesi che ho incontrato ieri mattina, o no. No, forse sono stati quei due che passeggiavano davanti alla mia banca ieri notte… parlare di letteratura francese, cultura, valori, anni ’20 e surrealismo a quell’ora di notte, e con la gente che dorme intorno! Che strana la gente, sempre a filosofeggiare. Sempre a cercare un argomento di cui parlare, sempre a dover dimostrare, sempre sempre sempre.

Non si annoieranno? Io ci ho provato, per un po’. Poco, a dire il vero. Proprio mi annoia quella vita. E’ tutto così semplice visto da qui.

C’è la crisi? E io che cosa perdo?

Non esistono più i valori di una volta? Secondo voi. Siete voi, miei cari, che li state perdendo. E’ tutto il vostro potere, i vostri vizi e le vostre ambizioni che vi rendono così… così vuoti. Ma non lo capiranno.

Sono tutti ermeticamente chiusi in quella bolla, che se non si danno una svegliata nemmeno si accorgono che è diventata una gabbia. Siete tutti murati vivi! State attenti! Vi schiacceranno!

Ma che vuoi che capiscano, stanno lì a cercare il modo di indebitarsi per un mutuo, per una casa, per quattro pareti, che tra un paio d’anni non varranno niente… statevene lì a distruggere l’umanità, quel briciolo che vi è rimasto. Statevene lì, e non venite a contaminare il nostro mondo.

Credete davvero che guardarci con gli occhi tristi vi aiuti a pulirvi la coscienza? Non avete capito molto. Non avete capito che la pietà è per voi. Vi state corrodendo dall’interno, non sapete più chi siete, andate come treni.

Io invece ho scelto, correre non m’interessa. Mi piace godermi i sorrisi dei bambini, giocare con i cani, sorridere a chi mi porta un fiore e leggere. Non lo sanno che la cultura non paga? Infatti io non la pago, la trovo ovunque: dalle scritte sui muri alle frasi della gente, che sono un po’ come audiolibri. E a volte ti fermi a parlare con persone iteressanti, ascolti le looro storie, racconti le tue. Il mondo, le persone, hanno ancora molto da dire. Ma non tutte. Ci sono quelle che non se ne accorgono, che credono non sia importante.

Certo, la vita è una questione di prospettive.

One Response to “prospettive”

  1. offshore bank account 26 November 2011 at 02:39 #

    Fuffa, appunto. A uso e consumo di chi scrive, giusto per avere un luogo dove annotare la propria vita, le proprie idee e qualche pernsiero fulminante. E di chi legge, si spera amici vecchi e nuovi che a volte sorridono, si arrabbiano o semplicemente prendono nota.

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