per ricordare, più spesso

21 Mar

Nessuna ironia, nessuna innovazione, nessun lampo di genio.

A volte, semplicemente, abbiamo bisogno di riflettere, perchè riflettendo anche la storia insegna.

Per riflettere, per ricordarvi da dove veniamo (e quindi dove dovremmo andare) due icone:

L’uomo vitruviano di Leonardo Da Vinci, che insieme ci racconta da dove veniamo e dove volevamo arrivare. Che ci racconta la genialità di un uomo che in un momento storico in cui nulla ruotava intorno alla ficura fisica e concreta dell’individuo ne aveva già captato (e dimostrato) le potenzialità.

Dall’altro lato “Se questo è un uomo”, poesia introduttiva dell’omonimo libro di Primo Levi, che ancora una volta ci racconta da dove veniamo, e dove siamo riusciti ad arrivare, alla fine della seconda guerra mondiale.

Leggetela ad alta voce, leggetela a chi vi sta accanto, controllate le lacrime negli occhi e i brividi sulle braccia.

Perchè ci sentiamo così impotenti? Perchè ci sentiamo così empatici con questo uomo?

Abbiamo provato a chiederci se siamo degni, siamo in grado, o abbiamo il coraggio e il rispetto per chiamarci “uomini”?

Voi che vivete sicuri/ nelle vostre tiepide case,/ voi che trovate tornando a sera/ il cibo caldo e visi amici:/ Considerate se questo è un uomo/ che lavora nel fango/ che non conosce pace/ che lotta per mezzo pane/ che muore per un si o per un no./ Considerate se questa è una donna,/ senza capelli e senza nome/ senza più forza di ricordare/ vuoti gli occhi e freddo il grembo/ come una rana d’inverno./ Meditate che questo è stato:/ vi comando queste parole./ Scolpitele nel vostro cuore/ stando in casa andando per via,/ coricandovi, alzandovi./ Ripetetele ai vostri figli./ O vi si sfaccia la casa,/ la malattia vi impedisca,/ i vostri nati torcano il viso da voi.

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