nonsense

26 Nov

Strani sogni, giri di boa. E la vita che sembra appartenere alle stesse persone di sempre.
Riflettere non serve, riflettere non conta. Riflettere significa rendersi conto una buona volta di tutti gli errori, e tornare a essere quello che si era, quello che non si è più, quello che non si potrebbe essere.
Le identità si frammentano e l’unica giustificazione è la ricerca.
Si può andare avanti per inerzia solo per capire dove andranno a parare le cose?
Inseguire una strada che non sai dove porterà, e accorgersi che non è mai tardi per cambiare?
La paura di non saper stare soli porta a complicazioni inimagginabili, e poi ci si sveglia con il desiderio di non avere affianco nessuno, nessuno che ti rivolga la parola perché vuoi rimanere solo con i tuoi pensieri che già fanno troppo rumore.
Perché i tuoi pensieri sono in lotta, appartengono a ogni proiezione astrale di te stesso che non riesci più a collocare, si mischiano, si amalgamano e ti lasciano lentamente senza identità.
Apre gli occhi da quest’incubo e si sente un po’ vuota e un po’ rinata.
Chissà se davvero ha aperto gli occhi.
Non sentire più la magia, non è la conseguenza di un risveglio.
Seguire l’energia delle persone che non ti hanno mai lasciato, significa far ruotare la tua vita intorno a tutti quelli che sono stati importanti ma che non lo sono più.
Ma forse significa non aver ancora trovato la giusta energia, aver confuso le percezioni, averle volute confondere per non dover cercare ancora.
A che pro smettere di cercare? A che pro accontentarsi del ricordo della magia? A che pro non accorgersi che il mondo intorno esiste e non esserne parte?
Apre gli occhi da questo incubo e si tocca per sentirsi tangibile, si guarda per vedersi distrutta e si ricompone per sentirsi vera, autentica.
L’ennesima identità, più forte e sicura, o più debole e vulnerabile.
Semplicemente nuova.
L’ennesima identità che cerca se stessa, che cerca di essere quella giusta.
Ogni attimo è diverso da quello prima, lontano. Non c’è distacco tra passato, presente e futuro. Non distingue il tempo nel suo decorrere, non distingue se stessa.

Alternanza di umori. Svegliarsi contenti una mattina senza sole per aver creduto a un sogno.
E continuare a esserlo pur consapevoli che il sogno è finito.
Sentirsi tristi e ignorarne il perché, perdere la dignità senza accorgersene, per sete di sincerità.
E sognare di aver trovato un angolo tranquillo dell’universo dove percepire il silenzio e accorgersi che il cuore batte ancora per lui. Un angolo remoto dove sentire l’amore e non mostrarlo. Un angolo splendido dove sentirsi a casa per cinque minuti e svegliarsi poco dopo, con il ricordo del suo dito sulla tua bocca, che suggerisce di non rompere quel silenzio. Svegliarsi e sentire addosso la purezza dell’amore detto e non espresso.

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