niente di personale

20 Oct

L’era dei blog era terminata.

Ricordiamo quando grandi e piccini si dedicavano all’attività fondamentale del blogger? Abbiamo dimenticato quanti adolescenti raccontavano le loro pene d’amore e i loro disagi interiori sulle pagine gratuite che viaggiavano in rete? Abbiamo forse rimosso l’importanza del “blog”, della compagnia che offriva a tutti e ancor di più della possibilità immediata di potersi esprimere, aprire, analizzare (direbbe qualcuno “scandagliare l’animo umano)?

E poi? cosa è successo? Tutti questi provetti scrittori e/o comunicatori che fine hanno fatto? Ci siamo mai chesti se il blog, il suo ruolo nella nostra quotidianità, ci sia mancato?

Oggi, nel 2010, in Italia, i blog rinascono. Tornano a essere sulla cresta dell’onda, dopo un periodo di vuoto cosmico.

Cosa è successo nel mentre? In primis l’Italia è diventata la patria degli scrittori (e non vogliamo parlare dei danni alla letteratura), mentre tutti i cultori degli “sfoghi virtuali” si sono autoselezionati intraprendendo percorsi diversi. Da un lato si è verificato un incremento di siti web (diventiati più accessibili e fruibili), come la scelta di una professionalità maggiore, di una continuità, di una bella facciata.

Dall’altro abbiamo i social network, che hanno cavalcato la cresta dell’onda provocata dal maremoto di chat e blog. Hanno messo insieme i due aspetti più attranenti dell’interazione virtuale e hanno ottenuto con il tempo un unico e definitivo risultato finale: il 90% della popolazione mondiale (e sottolineo mondiale) è schedata sul social network più importante del momento.

Per non parlare di cosa è successo in Italia in questi ultimi vent’anni. Proviamo a fare un salto nella nostra memoria storica. Proviamo per un attimo a pensare alle sensazioni che avevamo nel 1990. Proviamo a respirarne l’aria, assaporarne il gusto. Cosa c’è di simile ora? Prima questa puzza di tecnologia non c’era, ma non c’era neanche puzza d’immondizia, puzza di smog, puzza di pericolo, puzza.

Non c’era necessità di scoprire quale fosse la “notizia falsa” al Tg, anche se forse non c’erano nemmeno i mezzi. Non c’erano le manifestazioni della FIOM (non con questa angoscia e questa rabbia che smuove il mondo). Non c’erano neache i mezzi per saper ne di più, e probabilmente tutto quello che non c’era e adesso c’è, era in fieri.

Forse semplicemente ognuno di noi non aveva bisogno di dire la sua, perchè c’era qualcuno che lo faceva, quancuno che ci rappresentava, qualcuno che esponeva il punto di vista in cui ad ampio raggio molti potevano rispecchiarsi.

Adesso non è così. Adesso ognuno ha bisogno di gridare, di farsi sentire. Sembra che nessuno ci ascolti. Tra egoismo individuale e socetario ci sentiamo privati di interlocutori. Vogliamo dire le nostre ragioni, raccontare i nostri disagi, e infondo sperare che qualcosa possa cambiare.

Vogliamo sentirci liberi e provare a salvare il salvabile: cultura, umanità, cuore.

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