L’estate della maturità

24 Aug

Diceva sempre che era stata diversa quell’estate, e quando Mario le chiedeva: – Nonna, raccontaci di quell’estate, – Sue sapeva perfettamente di quale estate stesse parlando, perché non aveva mai saputo definirla. E senza batter ciglio guardava il nipotino che si era raggomitolato ai suoi piedi, in quel tepore autunnale che sa di pioggia e asfalto e lava via il caldo afoso e umido della città infuocata, e incominciava.

– Quell’estate lì, era il 2012. Molti dicevano che sarebbe stata l’ultima estate, perché i Maya avevano previsto la fine del mondo per il dicembre successivo. Ma noi non ci avevamo nemmeno pensato. Era stato un anno molto difficile quello, c’era stata la grande crisi, e non solo in Italia. Io mi trovavo lì perché i miei genitori mi avevano regalato un viaggio studio, dopo la laurea, e avevo deciso di viaggiare, con i pochi soldi che avevo, per i paesi più poveri in quel momento: Grecia, Spagna e Italia. Avevo iniziato con l’Italia, perché da sempre sognavo di vedere Roma, tutte le sue rovine e le strade del centro, e i negozi… ma appena ho messo piede a Roma, la città mi ha catturato, e pian piano mi ha catturato tutta l’Italia, e per questo poi sono rimasta qui! Appena arrivata alla stazione Termini, con il via vai di gente che correva da tutte le parti, mi sono chiesta quanto ci sarei rimasta, perché in fondo non cercavo tutto quel movimento, avevo bisogno di rilassarmi, di pensare ad altro, di immergermi nel passato per trovare qualcosa di me che avevo perso, per trovare un po’ di entusiasmo, come una scintilla, sai quando desideri tanto un gelato e non sai scegliere il gusto perché ti aspetti un sapore delicato e forte e non  vuoi rimanere deluso? Ecco, era quella la sensazione che avevo, avevo paura di rimanere delusa. E allora una volta arrivata alla stazione, non sapevo che strada prendere, e salii su un autobus, che a fine luglio era stracolmo, e che soprattutto non sapevo dove mi avrebbe portato. Semplicemente mi ero guardata intorno e tra tutte quelle facce, avevo scelto di seguire l’unica faccia che mi era sembrata familiare, mi ci ero avvicinata sull’autobus e gli avevo chiesto:

“Dove va?” e lui “Beh… sto andando dall’altro lato della città…” e io “No, no, scusami, dove va l’autobus? Dove arriva?” e lui, un po’ imbarazzato per il fraintendimento mi risponde” Ah, scusami, quest’autobus è tremendo, ce ne sarà sicuramente uno più comodo per arrivare dove devi arrivare… dov’è che vai?” e io non potevo certo dirgli che non ne avevo idea, ma non mi andava di mentirgli. Sai Mario, le bugie non servono a niente, sono solo delle invenzioni sbagliate, che prima o poi feriscono qualcuno, e allora ho preso coraggio e gli ho risposto “Non lo so! Sono appena arrivata in Italia, volevo visitare Roma, ma tutta quella gente mi ha stordita, e allora ho preso il primo autobus che avesse dentro una faccia rassicurante, e la tua mi è sembrata molto rassicurante!” e lui, imbarazzato, si è guardato intorno… ed era effettivamente l’unica faccia rassicurante, ed ha sorriso “Sai – mi ha detto – è la prima volta che mi capita che qualcuno mi fermi per strada!”. “Ah, bene, mi chiamo Sue”. “Piacere Alessandro”. “Sei di Roma?”. “No, no, vivo qui da un po’ di anni, ho studiato qui, ma sono di Napoli… e tu? da dove vieni?”. “Wisconsin, mi sono appena laureata e ho deciso di fare un viaggio… come dire… mistico? Vorrei tornare a casa con delle folgorazioni, con l’idea precisa, o quasi, di quello che voglio fare nella vita!” e lui, un po’ sorpreso, o più che altro scettico, mi ha dato l’in bocca al lupo. Io ero convinta che lui avesse pensato di me che ero una sciocca, e credo proprio che anche lui se ne fosse accorto, e per questo dopo poco si è offerto di accompagnarmi in giro, anche se, aveva sottolineato, aveva tanti impegni in quei giorni e non poteva “starmi dietro” tutto il giorno. Io avevo accettato, tanto avevo lasciato le valigie alla stazione, e da lì abbiamo iniziato  a girare per la città.

E’ iniziata così quell’estate, e la fine di luglio l’ho passata girando per la città, per gli ostelli, per i locali poco affollati e freschi che Alessandro conosceva meglio… anche se in assoluto non mi dava l’idea di una persona mondana. Lui durante il giorno aveva “i suoi impegni” e io passeggiavo per la città con il mio taccuino, e la sera cenavamo insieme, andavamo a vedere film in italiano e imparavo qualcosina della lingua. Avevo conosciuto i suoi amici, tutti molto simpatici, e mi sentivo a casa. I primi di agosto avevo pianificato di andare in Grecia, per fare un po’ di mare, e così gli ultimi giorni lo dissi anche ad Alessandro. Sai Mario, eravamo amici in quel momento, e stavamo molto bene insieme, ma nessuno dei due aveva voglia di innamorarsi… la nonna sarebbe tornata a casa sua, lontano lontano… e quindi anche Alessandro sorrise un po’ e poi disse che per l’ultima sera avremmo fatto una festa a casa sua, per salutarmi. Ovviamente però aveva per un attimo dimenticato tutti gli impegni di quel giorno, e quando arrivò la sera, la festa non era stata organizzata. E allora quando andai da lui, a ora di cena, non era ancora rientrato a casa. Ero così triste e pensando a quanto ero stata bene, improvvisamente pensai a quello che ti ho detto prima, che le bugie non servono a niente, sono solo delle invenzioni sbagliate, che prima o poi feriscono qualcuno. E allora mi sono accorta che stavo dicendo una bugia sia a me che a Alessandro. E sai cos’ha fatto la nonna? E’ andata subito in un internet point a controllare i voli per Rodi, e ha comprato due biglietti, uno da Roma e uno da Atene, per un weekend, con ritorno a Roma. Così potevamo stare insieme ancora un paio di giorni, e visto che avevo speso con quel biglietto tutti i soldi che avevo conservato per stare in Grecia il mese di agosto, il ritorno a Roma sarebbe stato d’obbligo!

Quando nonno ha visto i biglietti, non sai che faccia ha fatto! Era proprio la faccia che mi aspettavo, non mi aveva deluso neanche un po’. Aveva capito che anche lui si stava raccontando una bugia, e mi ha abbracciato forte! Da quel momento sono stata adottata, da lui, dai suoi amici, dalla sua famiglia… e la mia famiglia era così triste al pensiero che non sarei tornata a casa, che aveva deciso, poi a settembre, di venirmi a trovare a Roma. Solo così avrebbero capito perché avevo scelto di restare lì.

– Nonna, ma mi spieghi perché quell’estate è stata così diversa? Che cosa è successo?

– Amore mio, sono successe così tante cose che non erano mai successe prima, che basterebbero per definirla diversa. Ma la cosa che l’ha resa unica, speciale, è stata quella scintilla che cercavo. Ero giovane, e quando avrai anche tu 25 anni capirai cosa vuol dire, credevo che avrei potuto fare tante di quelle cose da sola, che stare da sola nel mondo sarebbe stata la più grande soddisfazione… ed ero bella, avevo tanti corteggiatori, che tuo nonno avrebbe dovuto proprio faticare per conquistarmi! E invece è stato tutto così semplice. E’ stato un attimo, e non so quando è successo, ma è come se qualcosa dentro mi stesse dicendo “bene Sue, sei arrivata. Getta l’ancora”, e da quel momento non ci sono state più distrazioni, la strada è stata semplice, chiara, e così poi è andata avanti finché non sei arrivato anche tu, Mario, che sei sangue del nostro sangue, no?

– Quindi nonna, è stato come diventare grandi?

– Forse sì, diciamo che è stata l’estate della maturità, che siamo diventati tutti un po’ più grandi e meno confusi.

2 Responses to “L’estate della maturità”

  1. io 29 August 2012 at 10:46 #

    Una bellissima storia…………….

  2. Claudia 29 August 2012 at 13:50 #

    ……eeeh, semplice….

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