l’autostima negli altri

15 Mar

Non so perchè mi sia fissata su questo punto, devono avermelo insegnato a scuola. Devo averlo immagazzinato, come spesso mi accade, in un momento di distrazione didattica, di quelli in cui parli a vanvera perchè credi che nessuno ti stia a sentire. E invece io ero molto attenta, devo aver guardato attentamente i gesti e assorbito le parole, e dev’essermi rimasto così questo concetto ben definito che la nostra autostima si misura sugli altri.

E poi la nostra società, e quelle precedenti, non hanno fatto altro che spiegarci questa dinamica: se compri un bel vestito è per piacere a lui/lei, se ti trucchi, t’imparrucchi e t’improfumi, è sempre per chi ti vedrà. Insomma, in parole povere “chi bella vuole apparire un poco deve soffrire”.

E poi, dopo aver vissuto anni e anni con delle convinzioni che diventano certezze e si radicano nel DNA, arriva lo scontro con l’altro e una nuova illuminazione.

Vivere a Roma, dopo aver vissuto in Campania (e in Spagna per un breve lasso di tempo) significa affrontare differenze.

C’è il lessico, il dialetto, le intonazioni, gli sguardi, i modi di dire, il modo di guidare, il modo di fare la spesa, il parcheggio (questo sconosciuto) il cornetto (che ha il burro e la glassa), il caffè (che è sempre un po’ lungo), la pizza, la mozzarella (e non specificherò), la gente, quella con cui lavori e quella con cui ti ritrovi la sera, c’è l’amicizia, che è diversa in una grande città, come la costanza (incontrare una persona 2 volte al mese può significare “frequentarsi” o “essere amici”). La vita è davvero diversa, non so definirla nè migliore nè peggiore, ma diversa, perchè le angolazioni sono diverse.

Insomma, in questa trasmigrazione regionale gli scontri con l’altro hanno evidenziato le differenze, e sto imparando. Sto imparando tutto quello che sapevo su di me e sulla mia regione, sulla mia origine, perchè è così che si fa, così fecero anche probabilmente gli indiani quando videro gli europei. E per imparare ho iniziato a decostruire, perchè credo che sia così che si fa: buttare giù mattoncino per vedere dove s’incastrano meglio tutti i nuovi mattoncini colorati che ho guadagnato in questo tempo. E buttando giù le certezze resta ben poco.

Ho avuto una sorta di crisi mistica, forse sarebbe stata l’occasione per dire aun eventuale lui “scusami ma devo trovare me stessa”, ma non ne ho avuto la possibilità. Ad ogni modo questa ricerca non ha fine, ma ogni giorno scopro una cosa nuova di me e del mondo, e mi sembra di esser stata stupida, di non essermi accorta degli occhiali che portavo per guardare il mondo, e mi accorgo con una semplicità infantile che le cose possono essere diverse, e anche più belle.

E sono tornata a me, e ai rapporti conflittuali con il cibo e con il corpo, e sono tornata a sentire il peso del giudizio altrui. E’ vero che la nostra autostima dipende dagli altri, se non abbiamo la forza e la convinzione delle nostre scelte. E’ lì il confine: c’è chi si fa bella per l’altro e chi si fa bella per se stessa (lo stesso dicasi chiaramente per il sesso maschile). Questo è un mattoncino che avevo a metà, ora so soltanto dove andare a prendere la metà mancante, e fare in modo che non siano gli altri ad avere in possesso il mio umore.

One Response to “l’autostima negli altri”

  1. iltempoperso 16 March 2011 at 18:21 #

    per certi versi mi ci ritrovo molto.
    ora abito a Bologna,ma prima e da sempre ho vissuto in un piccolissimo paese della Calabria,puoi capire,i primi mesi sembrava di stare dall’altra parte del mondo.

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