la più bella frase d’amore

8 Mar

Sono una donna indecisa, sono una donna che non sa mai cosa volere, o che nella maggior parte dei casi vuole proprio quello che non ha. Se il mio presente è tranquillo voglio un futuro ribelle, se il mio passato è banale voglio un futuro fantasioso, se quello che ho è semplice, voglio qualcosa che lo complichi. Se le luci della ribalta m’infastidiscono, allora è proprio quello di cui ho bisogno, quello che desidero, quello a cui punto. Oltre a non sapere cosa volere dalla vita, ho uno strano rapporto amore/odio con i sogni. A volte sono rivelatori, altre brutti, mai incubi. A volte sono dei film, a volte sembrano confidarmi in gran segreto i mie desideri nascosti, che mi rifiuto di ascoltare, che non voglio accettare. Sono una sonnambula, nel sonno e nella realtà. Vago inseguendo i miei sogni, e quando mi sveglio, mi sembra di essere in una scatola cinese, mi sembra di piombare in un altro sogno più grande, o più piccolo e stretto. E forse tutta questa neve primaverile intorno, che cade e non fa rumore, ma mi blocca dietro un vetro e fa tutto bianco l’orizzonte, aiuta la riflessione onirica. Veniamo a noi. Se tutto quello che avevo era la sobrietà, allora volevo l’uomo vanitoso. Lui era scostante e distaccato, presuntuoso, permaloso e estremamente vanitoso. Era quello che volevo ma me lo negavo. La persona che sono avrebbe storto il naso davanti a cotanta spocchia, ma la persona che sono è solo una delle 100.000 personalità che credo di avere e che lentamente vengono allo scoperto. Mi rifiutavo di credere a me stessa, finché un sogno non ha deciso di svegliarmi. E dopo aver sognato un semplice e innocente bacio, ho capito che era quella la mia mossa successiva. Non è stato difficile avere quello che volevo, ma è stato lungo ed esasperante, perché un vanesio è troppo più innamorato di se stesso per innamorarsi di altro. Me lo sono dovuto conquistare come se io fossi l’uomo. Ho dovuto creare le situazioni, aprirgli gli occhi, parlargli sinceramente, lusingandolo, e la nostra storia clandestina è iniziata. Era una storia fatta di attenzioni e mancate tali, di dispetti, continui, a volte divertenti, altre no. Di chilometri, prese in giro, ripicche, tranelli, inganni, incomprensioni, e una verità di fondo: ci siamo piaciuti, ma solo perché era un gioco. E nel gioco a rincorrerci e scappare ognuno teneva il suo punteggio, ognuno faceva i conti con quello che voleva e fingeva di averlo per sentirsi meglio dell’altro. Ma negli incontri sinceri io mi sono sempre sentita un passo sopra (e lo dico qui perché nero su bianco non posso essere contraddetta), ma allo stesso modo so bene che dal punto di vista psichico un po’ mi ha manipolato, mi ha fatto fare quello che credeva fosse giusto per me, forse senza volerlo completamente, e me ne sono accorta solo dopo averlo fatto, e ho pensato “cazzo, gliel’ho data vinta!”, ma forse è stato un bene. È stata una sfida a chi insultava più l’altro, e quegli insulti infondo volevano dire altro, certo non amore, ma affetto sì, quello che infondo ancora mi resta dentro. La frase più bella che un vanesio possa dirti è proprio questa: “Perché quando sto con te i miei capelli mi vengono proprio come vorrei?” E non perché io sia una parrucchiera provetta. Dietro ci sono una serie di significati nascosti che non voglio nemmeno capire, ma questa forse è la più bella frase d’amore che mi sia stata detta!

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