il sentore della fine

2 Sep

La  pioggia, il rumore soffocante di bambini che giocano e urlano.

La pioggia è in grado di trasformare tutto.

Copre il sole e i pensieri belli, e sostituisce tutto colorando di scuro.

La sensazione della fine.

Non della fine del mondo, della fine del mio mondo.

Mi rivesto, scendo in strada, prendo il motorino, e piove.

La pioggia cade lenta a gocce fitte sulle spalle.

Le scrollo.

Ne cade ancora, fino a permeare la maglia, a maniche corte, per il caldo che improvvisamente è andato via.

Chissà se è venuta prima la pioggia o prima ancora la tristezza.

Lo stomaco si riapre e si richiude, come un cuore pulsante, mentre il cuore mantiene un ritmo regolare.

Ritorno a casa e faccio ordine.

Non c’è niente in giro, ma sembra che qualcosa dica che non è tutto tuo l’ dentro.

Come se il contenitore si ribellasse al contenuto.

Come lo stomaco.

Ritrovo teli da mare, maglie, biancheria pulita stesa ad asciugare da due giorni sul mio stendino.

Non è roba mia. Non mi appartiene.

Prendo il suo zaino e ripiego, meticolosamente, tutti i suoi oggetti.

Non è roba mia. Non mi appartengono.

Riprendo me stessa, mi butto sotto la doccia perchè le gocce possano cadere liberamente sulla mia pelle, senza indumenti inadeguati che si pongano come filtro.

E continuo a ripetere come un mantra che non è roba mia, non mi appartiene.

Mi accoccolo sul letto in accappatoio per farmi avvolgere da quel tepore di casa, quei profumi che ho scelto un giorno, distrattamente, al supermercato.

Quella è roba mia. Quegli odori mi appartengono.

Quell’abbraccio assente, quell’assenza, ora, la percepisco.

E’ come un annuncio prima del tempo, come quella spia luminosa e intermittente dell’olio nel mio motorino, o l’allarme che suona quando iniziano a diminuire i kilometri percorribili dalla mia macchina.

E’ così. E’ come l’annuncio al supermercato che le casse stanno per chiudere,

che ti costringe a prendere di fretta e furia quello di cui più hai bisogno perché sai che non ci sarà più tempo.

E’ così. E’ come se qualcuno si avvicinasse di nascosto al tuo orecchio e ti dicesse “un’ora e mezza”,

e sai che quello è l’inizio della fine.

Poi quello che puoi fare è vestirti, prendere tutto ciò che ti appartiene e iniziare a metabolizzare la sua assenza.

A lungo andare, di riflesso, ti accorgerai che qualcosa è rimasto: la tua presenza

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