il caso, o dell’incomprensione mentale

27 Jan

Inevitabilmente mi torna in mente quella splendida canzone di Jovanotti, molto anni ’90, simpatica ma anche molto romantica che fa: “sarà stato il destino, a volte, vorrei lo sai, esser stato il primo”.
Ovviamente il romanticismo anche in questa storia c’entra ben poco. Sarebbe bello associare ad ogni storia una canzone d’amore, ma per questa storia, forse una delle più importanti fino ad ora, ce n’è una sola che possa sintetizzarla, una canzone di Luigi Tenco che fa così: “mi sono innamorato di te perché non avevo niente da fare, di notte non avevo nessuno da sognare …”.
Beh sì, la nostra storia è iniziata così, una sorta di chiodo-scaccia-chiodo che portasse via la malinconia della storia finita il giorno prima (nel senso stretto di 24 ore prima). Era stata una storia travagliata, sofferta, angosciante e con tante dosi d’ansia, che a guardarla adesso mi sembra sia stata solo una breve parentesi sulla quale ridere un po’. E lui, l’uomo superficiale, era entrato nella mia vita portandoci dentro la semplicità, la naturalezza della vita, della quotidianità che io da sempre evito come la peste.
Era stata bella la quotidianità con lui, perché era imprevedibile e precaria, parola a noi della generazione ZERO tanto cara e tanto amata quanto odiata.
Siamo instabili noi della generazione ZERO, ma i ragazzi di trent’anni della generazione ZERO non sono certo come gli adulti di trent’anni delle generazioni passate. I ragazzi di trent’anni della generazione ZERO sono i precari per eccellenza, e a me, modestamente, è capitato il più precario e superficiale di tutti.
Non voglio fare di questa riflessione un’indagine sociologica, perché a tale proposito si potrebbero chiamare in causa tutte le donne inferocite e inacidite dalla superficialità di questi trentenni. Io personalmente, li stimo tutti. Sanno precisamente cosa vogliono dalla vita: niente. E partendo da questo niente, qualsiasi cosa diventa importante, ma non fondamentale. Hanno un attaccamento alla vita, la propria vita, che impedisce loro di vedere cose o persone come elementi determinanti della propria esistenza. E così non soffrono, non piangono, e vanno avanti in qualsiasi difficoltà. Sono una razza superiore gli uomini. Le femministe sfegatate non se ne accorgono, ma il mondo sarà sempre androcentrico perché mentre noi donne continuiamo a cercare l’indipendenza, il successo, la carriera e il potere, loro se ne stanno lì, ci guardano da un angolo, applaudono a ogni nostro successo, ma alla fine dei conti non fanno altro che aspettarci al varco per raggiungere il loro unico grande obbiettivo nella vita: fare i mantenuti e godersi la loro vita mentre le proprie scelte le fanno gli altri. E pensare che noi donne a questa condizione ci stiamo ribellando, e pur di prenderci le nostre soddisfazioni personali perdiamo il sonno e la ragione, la possibilità di farci una famiglia, e a volte mandiamo all’aria quella che abbiamo per inseguire quei nuovi stimoli, quelle nuove sensazioni e soddisfazioni che ci fanno sentire “vive”.
Insomma lui, l’uomo superficiale, decide dopo mesi di frequentazioni virtuali di darmi un appuntamento che io piloto con intelligenza: gelato, passeggiata, aperitivo e cena in un pub. Cosa più esserci di più ingenuo e infantile di un gelato alle 18 di sabato pomeriggio? Si potrà mai pensare a un appuntamento galante? No, ma alla fine dei conti dopo discorsi vuoti e senza senso, siamo finiti in un bacio anche noi, io con quello sguardo infantile e una vocina nel cervello che ripeteva: questo è solo un altro chiodo, non farti ingannare, e lui con quella sua vocina nel cervello che cercavo di decodificare e che con sommi sforzi dopo un anno e mezzo avrei capito che diceva semplicemente: NIENTE. È bello osservare dall’esterno gli sforzi delle donne che cercano continuamente qualcosa dietro lo sguardo assorto dell’uomo, che nel 90% dei casi è semplicemente uno sguardo assorto, perso nel vuoto, ma che per noi è talmente affascinante, e non possiamo proprio immaginare che non ci sia davvero niente dietro tutta quell’aria riflessiva!
Ad ogni modo, dopo una serie innumerevole di frasi tipiche da parte di lui e inevitabilmente anche da parte mia, un drink dietro l’altro io e l’uomo superficiale siamo andati avanti nella nostra storia, io con l’illusione di aver scoperto cosa c’era dietro quello sguardo perso nel vuoto, e lui… beh lui per inerzia!
Siamo andati avanti a lungo, mesi e mesi di cirrosi epatica ben coltivata pur di sopportare le nostre diversità, in cui credevamo fermamente, come se qualcuno ci avesse obbligato a quella frequentazione, come se qualcuno mi avesse detto (e probabilmente si trattava della vocina nel cervello) che io quell’uomo superficiale dovevo conquistarlo. E come ogni donna che vuole tenersi stretta il proprio uomo (dopo l’esperienza di cui sopra) ho preso la nostra “storia” come lui prendeva la vita: senza aspettarmi niente, e in questa vana attesa del niente (perché noi donne a qualcosa dobbiamo pur aggrapparci, “niente” incluso) i mesi passavano. E un bel giorno, dopo estenuanti riflessioni tra me e me, tra me e le mie amiche, tra me e il niente cercando un significato nascosto dietro quel niente (chissà, forse era un acronimo, non l’ho mai capito!), decido, di comune accordo con tutta la popolazione femminile di mia conoscenza di fare il passo decisivo, tentando di includere in quella conversazione folle tra me e il niente, anche lui, l’uomo superficiale. Che ardua impresa. Il duello è iniziato con un lungo, lunghissimo preambolo di cui credo a lui non sia arrivato mai il messaggio subliminale, anche se continuava ad annuire. Iniziava a cedere, era stanco, eravamo in chat (mai parlare con un uomo senza uno schermo che possa difenderlo dalla possibilità di rispondere in maniera sincera e decisa. Soprattutto perché la risposta potrebbe esser impulsiva e destabilizzante per la donna), e al primo cenno di cedimento sferro il mio attacco: “io lo so che certe domande non dovrei fartele, ma dopo un po’ di mesi (Vocina nel cervello: sei per la precisione, e se non erro anche un paio di settimane, se contiamo la prima volta che siamo usciti insieme. Anche perché non ci siamo mai detti che stiamo insieme, per cui non potremmo contare altri punti di partenza) sai, mi chiedo, così, nei momenti in cui non ho nulla da fare, se secondo te il nostro è un rapporto o solo una frequentazione, perché sai, io ho una tendenza a dare i nomi alle cose, anche se poi, volendo, i nomi non servono a molto. Però anche senza dare nomi alle cose vorrei capire se tra di noi c’è un legame, un qualcosa, un motivo per cui io da alcuni mesi a questa parte (V.C.: sempre sei e due settimane) io m’interessi solo a te, e viceversa, spero. Insomma sai…”
Un attacco ai fianchi insomma, certo non diretto, certo non con quella sicurezza che mette con le spalle al muro. Una domanda, giusto per sapere come regolarsi, che è vaga solo in apparenza. Una domanda abbastanza chiara tutto sommato, se si vuole scavare dietro i giri di parole, che se si potesse dire precisamente tutto quello che si pensa sarebbe stata: “senti caro uomo superficiale, tu sarai anche superficiale, e anche io talvolta, ma vorrei sapere per quale motivo io e te ci vediamo, stiamo insieme, anche pubblicamente, ma questa cosa che stiamo insieme non ce la possiamo dire. Insomma, me lo dici prima tu così inizio a mettere le basi per questo rapporto? Grazie!”.
Beh, la risposta dell’uomo superficiale è stata nettamente spiazzante: “credo sia per caso”.
V.C: “Cioè tu vorresti farmi capire che PER CASO frequentiamo gli stessi posti alle stesse ore, che PER CASO la mia macchina parcheggia sotto casa tua ogni weekend contro la mia volontà, che PER CASO sono SEI MESI e due settimane che ci sentiamo quotidianamente su qualsiasi social network e non, che PER CASO io non sono stata con altre persone al di fuori di te, nonostante le avances, che PER CASO Natale e capodanno li abbiamo passati insieme, PER CASO ci scambiamo i regali e tanto altro, PER CASO insomma stiamo insieme, e se non ci si mettesse il CASO, tu non ci metteresti un minimo d’impegno?”
Ma secondo voi non dico è lecito, ma quantomeno è normale aspettarsi una risposta di questo tipo? Chi lo conosce direbbe di sì, che è anche possibile che creda davvero a quest’affermazione, ma è più normale che l’unica cosa che mi sia venuta da pensare i momenti successivi allo sfogo della rabbia conto il PC e qualsiasi cosa avessi a portata di mano in quel momento sia stata: “Sei una cretina!” Eh sì, perché mentre l’uomo non mette mai in discussione la propria intelligenza, anche se talvolta dovrebbe, la donna si colpevolizza all’estremo. E quindi la conclusione è stata (insieme a un’immensa goccia da cartone animato giapponese sulla fronte): mia cara, la cretina sei tu che continui a cercare qualcosa dietro il nulla, lui che male ha fatto, è fatto così, e tu stai perdendo il tuo tempo.
Inutile dire che la conseguenza sia stata semplicemente quella di intervenire sulle coincidenze astrali favorevoli, evitando PER CASO le occasioni in cui ci saremmo potuti incontrare, per fargli capire che se mi chiamava, allora, non era propriamente PER CASO, ma PER VOLONTA’. Ma anche quella volta ho toppato. Tanto amaro in bocca, tanti sforzi, tanta rabbia sfogata in conversazioni femministe con amiche inferocite, tutto inutilmente. Tutto smontato con una semplice frase (arrivata due settimane dopo, ovviamente): “Ma dai, stavo scherzando! Ero stanco e volevo andare a dormire, e non mi andava di parlare”.

10 Responses to “il caso, o dell’incomprensione mentale”

  1. vali 27 January 2011 at 16:30 #

    ahahahah, alla fine c’è sempre la nota comica.
    cmq hai sbagliato tu.
    hai sbagliato tu a credere che UN UOMO potesse rispondere SERIAMENTE ad una domanda del genere.
    ma stiamo scherzando? XD

    • itrerefusi 27 January 2011 at 16:39 #

      mea culpa. ero troppo inesperta, ora ho capito!
      Ci vuole ben altro per far confessare un uomo!

  2. lau 27 January 2011 at 16:42 #

    concordo con vali
    che poi questa è la storia migliore finita peggio che abbiamo mai conoscito in vita nostra

    • itrerefusi 27 January 2011 at 16:47 #

      ah, le amiche (inferocite), quanta mancanza!

  3. serena schipani 27 January 2011 at 16:55 #

    sono mai stata feroce? un saluto alle femmine!grazie sere, mi hai fatto sorridere e ti assicuro che è un grande evento e una tua grande conquista

  4. Claudia 27 January 2011 at 17:09 #

    Sere, intanto complimenti perchè sei stata coraggiosissima! forse per la cirrosi epatica potrei decidermi, ma altrimenti le mie insicurezze non mi farebbero mai fare un passo così esplicito!
    in secondo luogo: avrebbe quasi fatto meglio a stare zitto, almeno si sarebbe potuto pensare che aveva 1 idea. Che occasione sprecata!

  5. eri_trabiccolo 27 January 2011 at 17:31 #

    Ma il problema che quest’uomo superficiale legga il post ti passa per il… ops stavo per essere superficiale. Non mi addentro in analisi pubbliche di fatti ex-privati, ma mi preme farti qualche appunto.
    Ho sempre pensato di essere un buonista considerando le persone superficiali non indifferenti per egoismo ma per incapacità, vedo che il tuo buonismo supera il mio perchè le consideri come persone che sappiano davvero ciò che vogliono, e che solo casualmente quello sia il niente.
    Hai un po’ scocciato con questa generazione ZERO, ma chi l’ha inventata questa definizione? Io proverei orrore nel definirmi appartenente a una qualunque generazione, e mi piace immaginare che le persone a cui tengo provassero almeno imbarazzo nel ritenersi facenti parte di un qualunque assembramento che, in definitiva, è caratterizzato dalla condivisione di poco meno della sola età anagrafica. Quest’atteggiamento vittimistico alla “Io speriamo che me la cavo” : “la casa sgarrupata…anch’io mi sento un po’ sgarrupata”( sostituisci casa con generazione, e sgarrupata con precaria, e lo ZERO è servito), continuo a pensare non debba appartenere a una persona che io conosco(o conoscevo?) come una strenua oppositrice di tutto ciò che ledesse la propria individualità.
    Colmo di speranza per un buon esito della “ricerca dell’individualismo perduto”, ti saluto calorosamente.

    Buon ZERO a tutti.

    • itrerefusi 28 January 2011 at 10:28 #

      sempre illuminanti i tuoi commenti mio caro,
      il punto è un altro, e tu che provochi spesso e volentieri lo sai bene, perchè hai di fronte la stessa persona che conosci (si conosci!) e che resta paladina della difesa dell’individualità.
      La generazione ZERO (ovvero appartenente agli anni 2000, da cui “00”) per me è una “definizione” come tante che cerca di raggruppare attraverso m.c.d. una fetta di “gioventù” che si stente un po’ precaria e un po’ derelitta, non certo per giustificarne gli atteggiamenti, le mancate rivoluzioni, le mancate dimostrazioni di scontento. Quello che faccio è guardare attentamente, e raccontare quello che IO ho visto dal mio, e solo mio, punto di vista. Senza offendere e cercando di far sorridere, cone le mie verità nascoste che chissà quanto possano mai essere universali, anche per quelle persone che nella mia vita ci sono state e magari hanno vissuto, dal loro punto di vista unico, anche queste storie.
      La mia vita è fatta di persone, e lo sarà sempre, perchè amo le persone. Amo i loro pensieri, i loro gesti, le loro parole contraddittorie in conflitto con i gesti. Amo anche te, perchè provochi, ti gratifichi, vuoi sfidarmi a duello e io non lascio cadere il guanto di sfida. Poi avrai sempre “vinto” tu, perchè sei trincerato lì dietro e la realtà la vedi da un punto di vista superiore, più in alto, perchè sei freddo nelle analisi, e alle analisi dai il giusto peso. Sono convinta però che con questo post non si sia offeso nessuno, perchè a modo mio non mento, e provo rispetto.
      Un abbraccio, perchè amo anche te!

      • eri_trabiccolo 28 January 2011 at 10:43 #

        Bella stilettata, ah finalmente. Anche se alla fine non hai potuto fare a meno di infarcirla di buonismo. Bello quando mi dai del coglione che pensa di vincere sempre, soprattutto perchè “trincerato” e non solo dietro il comune monitor del pc, ma dietro al monitor che io ho costruito attraverso il quale guardo il mondo, senza mai partecipare alla sua deriva. Stava diventando troppo superficiale questo blog :P. Che dirti, hai ragione, sono quello che hai detto, e spero che anche tu sia quella che hai descritto in questa risposta. L’unica cosa che non ho capito è se mi ami perchè ami la persone e quindi è solo una conseguenza del fatto che, volente o nolente, io appartenga alla categoria “persone”, o hai messo quell’ <> proprio per differenziarmi e darmi i giusti meriti :P.
        Spettacolare il concetto di verità “a modo mio”.
        PEACE AND LOVE

  6. emilianamellone 28 January 2011 at 16:15 #

    Ad ogni modo, ben ti sta…la prossima volta impari a disurbare gli uomini ( e le donne) superficiali (e non) con domande impertinenti prima di andare a dormire!!! 😉

Leave a Reply