fuga di cervelli?

11 Nov

La “fuga di cervelli” è una tematica assai amata, chiacchierata, commentata (e qui a mio avviso si dicono cose intelligenti in merito: http://vongolemerluzzi.wordpress.com/2010/11/02/elogio-della-fuga/ ), anche se mio avviso andrebbero innanzitutto valutati i “cervelli” che fuggono dall’Italia.

Per lo più la fuga di cervelli è vista come l’unica possibilità per gente che ha potenzialità e “skills” per cui sarebbe in grado di cambiare il mondo (o almeno di migliorarlo) di trovare luoghi, spazi e strumenti adeguati alla realizzazione concreta delle proprie idee. Non è una tematica da sottovalutare quella del disagio e dell’inadeguatezza che si avverte, e che ci spinge a cercare realizzazione altrove, ma spesso questa “realizzazione” è vista come anelito verso qualcosa in più, più in alto nella scana sociale e lavorativa.

A volte non è così.

A volte la gente va via non per cercare strumenti per migliorare il mondo, la società e la condizione umana. A volte la gente va via per migliorare la propria condizione umana, la propria vita, per avere stimoli. Forse anche capire anche un po’ perchè siamo stati messi al mondo e come vivono gli altri nostri simili (anche se li trattiamo da dissimili) dall’altro lato del globo.

E’ così a quanto pare che nasce un’iniziativa interessantissima: www.punto14.net

Parte dalla voglia di cambiare, di viaggiare, di scoprire, di saperne sempre di più.

Parte da due ragazzi, Daniele La Gioia e Thomas Cristofoletti, entrambi ben insieriti nell’ambito del marketing e della comunicazione, che una sera (ce lo raccontano loro sul sito) in Perù, appena un anno fa, hanno stilato un elenco di cose da fare nella loro vita. Al punto 14 hanno deciso di cambiarla. Hanno preso la valigia e son partiti, con attrezzature per riprendere e fotografare queste realtà e raccontarle a noi “occidentali”.

Alla domanda: “Qual è la vostra mission? Siete lì per insegnare o per imparare? Per prendere atto delle situazioni altrove e riportarle attraverso il sito o reportages, o avete intenzione di “fare” qualcosa per loro? E se sì, di che tipo? Umano, lavorativo, di formazione?”

Daniele mi ha risposto (con i potenti mezzi tecnologici): “Siamo qui per per conto di una Ong spagnola, Paz y Desarollo, e l’obiettivo del progetto è far conoscere in Spagna, come nel resto del mondo, la realtà delle comunità asiatiche.

Abbiamo visitato due comunità nel sud delle Filippine, Tagbayani e Cagwait. Due realtà rurali che vivono principalmente di agricoltura, nello specifico riso e cocco. La seconda, trovandosi sulla costa est dell’isola, ha come attività anche la pesca.
I problemi riscontrati sono in breve: imprevidibilità delle stagioni, aumento delle temperature, erosione delle coste, eventi atmosferici lesivi per le colture (ecc.). Questo implica un cambio, anche se lento, della vita quotidiana delle singole persone cosi come di una intera comunità.
In queste realtà si sta attuando un cambiamento, attraverso la cooperazione con gli enti spagnoli, per un’agricoltura biologica e, al tempo stesso, si lavora sull’integrazione e l’ugualianza tra i sessi.
Il nostro progetto è nato per la volontà di viaggiare e cambiare, inteso quindi come conoscenza in prima persona delle tematiche sociali, attraverso una esperienza diretta, sul campo. Una crescita personale, un cambio di vita”.

Cosa ci trovate di sbagliato in tutto questo, considerato il momento storico che stiamo vivendo?

Perchè non incominciare a guardare “la pagliuzza nel nostro occhio” piuttosto che “la trave” in quello altrui?

One Response to “fuga di cervelli?”

  1. Claudia 12 November 2010 at 14:06 #

    qualche segnale che cuori ancora battono e teste ancora lavorano! nella giornata della manifestazione contro i taglia alla cultura, che fa sentire un clima da Farheneit 451.
    Mai perdere la speranza, come si diceva rispetto ai Tupamaro.

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