frantumi

15 Dec

Le attese sono quelle che sono. Le risposte, le notizie, quelle che attendiamo, spesso non arrivano. Ne arrivano altre a spezzarci il cuore.

Ieri ho sentito Roma piangere. Era la prima volta, da quando sono qui. Piangeva perchè le stavano strappando l’anima, quella dolce, quella viva, quella energica. Le stavano togliendo il volto, quello artistico. Le stavano facendo male, con quelle corse, quelle botte, quei sanpietrini, quelle rivolte, quegli incendi.

L’ho sentita piangere alle 18 in punto, quando arrancava la normalità, quando tutto sembrava riprendere il suo corso, dopo una sconfitta. L’ho sentita piangere nei vagoni della metro, perchè sono più vicini al suo cuore, e ancora nelle luci di quelle camionette che si riaccendevano per partire, e ancora di più negli occhi della gente. Occhi bassi.

Ma l’ho sentita piangere ancor più forte quando ho incrociato lo sguardo di chi ignora. Lo sguardo di una sognora che correva verso casa, di un turista che non capiva perchè non potesse entrare dentro Bulgari, nello sguardo di un ragazzo che attendeva il suo ingresso nella casa del Grande Fratello.

L’ho sentita piangere forte, lamentarsi, chiedere aiuto, quando la mattina dopo, oggi, tutto era tornato alla normalità, tranne il traffico in centro. Quando gli autobus ritardavano e la gente si arrabbiava, ma il traffico non c’era. Quando oggi, senza paura, tutto sembra tornato “normale”, di quella “normalità” che snatura la vita.

E in quella rabbia della gente, i denti stretti e le spinte violente, ho letto lo stesso pianto concitato. Non devo esser la sola ad averla sentita. Non dev’essere solo Roma ad aver pianto ieri.

Devono aver pianto i paesi vicini, quelli più lontani, quelli abbandonati da centinaia di persone che venivano qui a far sentire la propria voce. Credo che debbano averla sentita, però, anche quei giovani che non hanno nè arte e nè parte, che un giorno manifestano contro il governo e il giorno dopo si armano per difenderlo. Quelli che di mestiere fanno questo, perchè la crisi esiste per tutti e le scelte sono sempre un argomento dififcile da affrontare. Quelli che molti chiamano mercenari, ma che voglio credere che abbiano un cuore.

Anche nei loro occhi c’è l’Italia che soffre.

Cosa dovremmo fare? Dovremmo chiuderli?

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