fragilità

9 Dec

Cos’è “fragile” se non il sinonimo di “precario”?
Da dove nasce il precariato? Dov’è finita la lingua italiana?

Il sostantivo “precario” nasce dall’Istituto giuridico consistente nella concessione gratuita del godimento di un bene immobile, revocabile in qualsiasi momento da parte del concedente. Non si tratta certo di una posizione privilegiata, ma parliamo di un qualcosa di concesso, dato in prestito, per aiuto, dato in prestito senza possibilità di usufruirne vita natural durante.
Ne deriva l’aggettivo: instabile, temporaneo, incerto. Sempre legato a un bene, un ente, una situazione (situazione politica, salute, impiego).
Oggi ormai l’aggettivo “precario” non si riferisce più a una condizione “instabile, temporane a e incerta”. Si riferisce a una massa, una serie di persone, di individualità, ma viste insieme, perchè in tanti formano una grande fetta della popolazione.
Uomini e donne “instabili, temporanei, incerti”, che sono arrivati a essere uno status, una condizione sociale: il precariato.

Ma tutta questa gente che insieme è instabile, temporanea e incerta, presa singolarmente come potrà essere definita?

Questa gente “precaria” nella sua interiorità, come potrà essere definita? Qualcuno ha mai pensato che il precariato avesse un’anima e che quelle singole anime potessero essere altro che instabili e incerte?

Qualcuno ha mai pensato che l’incertezza non fosse una loro condizione dalla nascita, ma esclusivamente dettata dalle priorità offerte? Qualcuno ha mai pensato ai concetti di flessibilità lavorativa, adattabilità, retrocessione. Qualcuno ha mai immaginato che quei “precari” potessero essere invece determinati e sicuri dell’obbiettivo che vorranno raggiungere?

Per me tutta questa gente (e molta altra) oggi non è nè instabile nè incerta. Siamo tutti “fragili”, proprio come ci dice il dizionario:

1) che si può rompere con facilità

2) delicato, cagionevole

3) facile a peccare, a cadere in tentazione.

Noi ragazzi, noi precari nella vita, noi che non sappiamo ancora cosa vogliamo essere (neppure se abbiamo 40 anni). Noi generazione “zero”, noi che non abbiamo identificazioni eppure anche troppi aggettivi, siamo semplicemente fragili: bisogna maneggiarci con cura perchè tendiamo a cadere in frantumi. Siamo delicati, piccoli, problematici, andiamo sostenuti. E siamo i pià inclini ai sottefugi, a ricorrere a rimedi non estremamente “corretti”, perchè tutte queste incertezze e paure, questa voglia di vivere la nostra vita giovane e l’entusiasmo di essere vivi ci spinge anche a cadere in tentazione.

2 Responses to “fragilità”

  1. lordbad 22 February 2011 at 14:54 #

    Una vera e propria odissea!

    Complimenti per il blog!

    Ti invito a tornare tra l’altro se vuoi e puoi sul nostro blog Vongole & Merluzzi a leggere l’ultimo articolo, ultimo di una serie di post su 29 donne operaie licenziate in un’industria tessile a Latina…

    Potrai comunque trovare altri post di tuo gradimento.

    A risentirci su questi mari!!!

    http://vongolemerluzzi.wordpress.com/2011/02/22/lo-strip-tease-dei-diritti-7/

    • itrerefusi 22 February 2011 at 17:09 #

      grazie grazie mille!
      a presto, spero
      spero più che altro in un invito alle vostre performance!
      🙂

Leave a Reply