fantasie

13 Dec

A volte la gente assomiglia ad altra gente.

e non parlo dell’interiorità, cosa che siaramente spesso accade. Spesso la gente assomiglia ad altra gente per un dettaglio: i lineamenti del viso, l’atteggiamento, il gesto di una mano.

A volte è invece un particolare: la forma degli occhiali da sole e il naso. La forma che può prendere un naso all’in sù se ci si appoggia sopra anche un paio di occhiali da sole. E penso a quello che mi ricorda. Ci penso un po’, il collegamento non è mai immediato. Ci penso e quando m’illumino resto un po’ a riflettere.

A volte le persone della tua vita sono talmente tante che le accantoni. A volte dimentichi di pensare a loro nella tua quotidianità, e te ne accorgi dalla difficoltà con cui ti tornano in mente, e dalla commozione che ti provoca pensare a loro.

Oggi una signora sull’autobus mi ha fatto pensare a lei, alla persona più nobile, paziente, materna e di cuore che abbia mai conosciuto.

E ho pensato che cinquant’anni fa ci si sentiva al centro del mondo anche dal centro di una piccola città, che bastava indossare l’abito più bello la domenica, cappelli e guanti in tinta, prendere sotto braccio il proprio uomo e camminare, camminare, camminare tanto, perchè due chilometri per un piccolo centro sono tanti, e guardarsi intorno. Sapere bene di avere tutto. Accettare la propria vita in quanto tale e sapere che quello che hai è quello che ti basta. E’ quello che ti rende felice. Stringere il braccio del proprio “uomo importante” era per lei la felicità.

E poi due figli, quattro nipoti, tanti cani e gatti, un giardino, una casa, una vetta da cui guardare il mondo e vederlo crescere intorno.

Vedere la terra incolta diventare campagna, vedere la campagna diventare asfalto, e quell’asfalto diventare città, case, gente.

Vedere la propria periferia diventare il centro del mondo. Per poi andarsene, in sordina, dopo aver fatto le giuste raccomandazioni e aver dato i saggi insegnamenti. Andarsene senza lasciarsi soffrire, perchè il suo sorriso sia l’unica cosa che si possa ricordare.

Eppure a volte come sarebbe bello capovolgere le prospettive e sognare, insieme, una vita diversa. Come sarebbe bello portarla sotto braccio per via del corso, tra le luci dei negozi, e vedere i suoi occhi spalancarsi come se il mondo fino a quel momento non fosse mai esistito. Come sarebbe bello indossare il suo grembiule, con lei accanto, e cucinare, impastare, ricoprirci di farina interamente, per scoprire che quel bianco nei capelli non è il colore che sbiadisce. Come sarebbe bello poter viaggiare, poterle portare il mondo, poterle insegnare il mondo, lei che tanto ha insegnato a me. E come sarebbe bello vederla indossare cappelli a falda larga e guanti di pizzo qui, a Roma, la città dei suoi sogni, la città delle sue origini, del suo passato.

La vita è la vita. Ha le sue scadenze da rispettare. Ma quel naso all’in sù e quel sangue nobile li posso portare in giro quando voglio. E quegli occhi spalancati sul mondo, li posso spalancare per lei. Perchè la carne è la stessa e il cuore, è plasmato con il suo.

2 Responses to “fantasie”

  1. sara 13 December 2010 at 11:31 #

    quel naso all’insù lo vedo ogni giorno guardando te:) (e ora commuoviti tu…)

  2. Mino 13 December 2010 at 19:26 #

    ovviamente mi sono commosso anch’io!
    Poi ho telefonato a casa di amici per fare gli auguri di Santa Lucia

Leave a Reply