evoluzione sessuale e altre teorie

27 Oct

Stamattina nella sezione cultura di la Repubblica troviamo una pagina interamente dedicata al carteggio fino ad oggi inedito tra Wallace e Darwin, carteggio da cui sono nati dubbi e perplessità che hanno portato alla formulazioni di teorie fondamentali per la scienza odierna.

In una lettera del 15 giugno 1864 Darwin cerca di convincere l’amico, e di ribattere sulla teoria dell’evoluzione sessuale che “non vuole abbandonare”:

“Credere che la coda di un pavone si sia formata in quel modo è certamente una forzatura non da poco; ma piochè ne sono convinto, credo anche nell’applicazione dello stesso principio, in qualche misura modificato, all’uomo”.

Di quale principio stiamo parlando? Darwin è rimasto così affascinato dalla coda del pavone nello studio degli uccelli e della loro evoluzione, da non darsi pace e riuscire ad elaborare una teoria: perché l’evoluzione di questo pennuto (senza voler aggiungere nulla riguardo alla sua funzione in natura) avrebbe dovuto far sviluppare un’ingombrantissima coda con simmetrie di occhi rutilanti tra cangianti damaschi? La logica vorrebbe che, a favore della teoria della sopravvivenza della specie, più si è piccoli e mimetici, più si riesce ad evitare il nemico. Allora perchè sviluppare questo enorme, vistosissimo e pesante “bagaglio culturale”? Secondo Darwin (e c’è voluto un secolo per riuscire ad accettarlo) si tratta di una teoria che non coinvolge fattori di sopravvivenza della specie legati all’elusione di un predatore. Si tratta di un’evoluzione che si sviluppa in base alla pressione della “concorrenza” sul territorio di un fattore basilare per la sopravvivenza: l’accoppiamento.

Sulla base della concorrenza “spietata” che c’era in natura, il pavone maschio si è dovuto inventare quel “popò” di coda, invisibile a pochi, e ha dovuto imparare a sfilare in passerella di fronte a esigenti giurie femminili.

La teoria della selezione sessuale dovrà attendere la fine del Novecento per essere accettata pienamente, ma quando ciò avverrà sarà attribuita a questo tipo di evoluzione il titolo di “meccanismo evolutivo capace (in tempi molto più rapidi della selezione naturale) di far sviluppare nelle specie i caratteri (morfologici, estetici, comportamentali, attitudinali) manifestamente inutili se non controproducenti dal punto di vista della sopravvivenza“.

A dire il vero una volta tanto possiamo dire “non è colpa nostra!”. Hanno iniziato i pavoni, e noi semplicement eli abbiamo seguiti a ruota.

Possiamo tirarci fuori da ogni responsabilità sl principio di determinati meccanismi, ma ad oggi, se Darwin si trovasse a studiare la natura (e l’uomo in essa) che cosa ci direbbe?

Guardiamoci intorno, guardiamo la nostra quotidianità, la nostra città: cos’è di diverso in natura oggi?

Innanzitutto non c’è natura. Gli spazi verdi in cui incentivare la riproduzione di insetti, uccelli e animali di ogni sorta non esistono se non appositamente ricreati da associazioni ambientaliste. Se consideriamo che stormi sovrannumerici di uccelli si sono appropriati del lungotevere e dei suoi alberi, dobbiamo anche pensare che gli alberi da cui provenivano non devono esserci più. Tutti gli altri insetti e animali si sono modificati geneticamente (secondo la teoria dell’evoluzione della specie e non quella sessuale) diventando mini-hilander, per cui se qualcuno di noi volesse trovare un veleno in grado di sterminare le zanzare, dovrebbe forse provare con l’arsenio. I cani sono diventati lupi, i gatti pantere, e la lotta per la sopravvivenza, quantomeno in città, ha reso brutali gli uomini e violenti gli animali.

E cosa direbbe Darwin dell’evoluzione sessuale? Forse semplicemente troverebbe strano vedere tutte queste donne “anoressiche”, considerato che nel ‘700 la propensione era verso l’opulenza, per dimostrare salute. Adesso gli “indicatori fitness”, quelli che dovrebbero dimostrare il corredo genetico dell’individuo (e quindi dimostrare che è un soggetto sano, utile per la procreazione e per il miglioramento della specie) tendono a dimostrare il contrario: bocche artificiali, seni artificiali, impianti di bulbi piliferi, anoressia o obesità spropositata, chili di trucco (per lei e a volte anche per lui). Dove siamo andati a finire?

E’ vero che con questa lotta all’estetica hanno iniziato i pavoni, ma i tacchini, ad esempio, non se ne sono fatti un problema.

4 Responses to “evoluzione sessuale e altre teorie”

  1. eri_trabiccolo 27 October 2010 at 10:31 #

    E in questo scenario evoluzionistico, dove e in che misura si collocca il concetto di “amore”? Questo sentimento che ci hanno insegnato a seguire come principio cardine della ricerca dell’anima gemella, del compagno della vita, con cui, magari, procreare. Non solo, quindi, le quintalate di trucco e altri posticci vari risulterebbero deleteri per un’evoluzione positiva dell’uomo in termini di maggior adattamento alle condizioni ambientali (clima, selvaggina), perchè è chiaro che l’amore non debba seguire la legge del più adatto. In questi termini però perdiamo di vista il fatto che il concetto di evoluzione è strettamente legato all’habitat. Credo che nella società in cui viviamo, un discorso evoluzionistico basato sull’immunità biologica dell’uomo, capacità di sopravvivenza ai soli accidenti naturali, appetibilità finalizzata alla riproduzione, risulti del tutto anacronistico. Il mondo occidentale, grazie all’alto, e diffuso, livello di igiene e tecnologico ha potuto affrancarsi da quel concetto. In questo nuovo scenario la sopravvivenza e l’adattamento risultano regolate da leggi diverse, non meno naturali, quali le capacità sociali – egoistiche e non. Ora sarebbe da chiedersi: cosa ci può permettere il mantenimento, o il raggiungimento, della sopravvivenza? L’arrivismo, il cinismo sembrerebbero le qualità principali che ogni nuovo uomo, che si possa definire “sano”, debba possedere per garantire il proprio perpetuamento. In questo caso ogni finzione estetica è da considerare del tutto appropriata, a questo modello societario. Un modello societario, che tramite leggi, religioni, scienza e morale, sembrerebbe essersi già opposto alle leggi dell’evoluzione della specie, imponendo pratiche come la monogamia (scarsamente riscontrabile nel mondo animale), la stessa igiene personale, i farmaci, le fecondazioni assistite, e così via. L’evoluzione intellettuale, emotiva(?) scientifica e civile, è da considerarsi un’evoluzione minore? Insomma ora è l’uomo a dettare le regole dell’evoluzione, evoluzione artificale?

    • serenaferraiolo 27 October 2010 at 10:50 #

      vorrei poterti rispondere, io ho seplicemente trovato interessante (e anche un po’ triste a dire il vero) costatare quanta acqua sia passata sotto i ponti da Darwin a noi, che siamo diventati anche un po’ giudici del nostro tempo senza avere guide nè capacità. Tutto ciò che dici è corretto, dal mio punto di vista, e ci lascia senza dubbio un po’ di amaro in bocca. Ma io spero, alla fine, che qualcosa riesca a svegliare le coscienze. L'”amore”, poi, è un’altra storia.

  2. Claudia 12 November 2010 at 14:39 #

    La frase: manifestamente inutili se non controproducenti dal punto di vista della sopravvivenza
    è quella che “trattengo”.
    La vita della specie prima di tutto, anche a costo del singolo individuo.
    Bella, brutta, realistica o cinica è la legge della vita!

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