dove stiamo andando?

29 Oct

valigiaDove stiamo andando? Me lo chiedo sempre ogni volta che ti vedo avvicinarti allo stanzino e tirare giù la valigia, quella grande, quella dei viaggi impegnativi. Ci hai messo così tanto tempo a sceglierla che sembra quasi abbia una funzione specifica, sembra quasi l’amuleto che ci accompagna ogni volta che le cose si fanno serie.

Me lo chiedo e te lo chiedo, e tu mi rispondi sempre con una fretta superficiale, come se le parole dovessero uscire veloci e sottotono in modo da non poterle riascoltare. Dove stiamo andando, o dove stiamo andando stavolta, o dove stiamo andando ancora. Che vuol dire anche un po’ “da cosa stiamo scappando” o “stiamo scappando” o “stiamo tornando a casa”. La verità è che nessuno dei due lo sa, e che il confine è sottile. E allora me li godo quei momenti in cui ti vedo agitarti da un lato all’altro della casa, correre a verificare che le cose ci siano tutte, e che siano tutte quelle che ti ricordi, quelle nell’armadio, mentre in quella valigia ci finiscono oggetti di circostanza. Il trasformatore della corrente, ad esempio. Pesa quanto un paio di scarpe, non ti è mai servito a niente e l’hai pagato una fortuna. Come possa essere diventato un amuleto anche quello, non lo so.

Questa volta ti ho visto radunare una quantità di oggettini, bracciali, orecchini e spille. Le vuoi portare con te, vorresti portarti dietro tutto quello che rappresentano. È difficile. Ogni volta che ti vedo iniziare questo rituale vorrei ripeterti che è un momento, che tutto quello che senti esplodere dentro, esploderà, ti farà in mille pezzi per una frazione di secondo intensa e dolorosissima, ma poi smetterà di farti male. Farà sempre meno male. La prima esplosione non me la scorderò mai. Non scorderò mai i tuoi occhi. Il confine non esisteva più tra te e il mondo, tra te e quegli altri che ti stavi portando dentro. Non esisteva ancora, forse. Proprio non sapevi cosa fosse, ed era bello così, proprio per questo. La prima volta è stata quella della ferita più grande. Quelle che si sono aperte poi hanno trovato terreno difficile e poco spazio. Ora ci siamo, vedo che nel tuo sguardo disperato che si ferma per troppo tempo su una maglietta nera a mezze maniche c’è tutto quello che non puoi portarti dietro e che sai che un po’ perderai, per trovare altro. Si trova sempre qualcos’altro, un motivo, ad esempio.

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