donne, le loro origini

16 Feb

o forse dovremmo dire le “nostre” origini.

II giornata di studi di Leggendaria, ieri, a Roma, presso la casa internazionale delle donne, tema centrale del dibattito le “genealogie” letterarie. Un viaggio, uno scontro, un incontro, un secondo tempo della manifestazione del 13 febbraio nelle piazze italiane.

Le donne si raccontano, purtroppo, ad altre donne (e a un solo uomo).

Le donne che hanno fatto la vera rivoluzione femminile e femminista, le donne che hanno provato a cambiare la propria società, la propria vita. la propria dimensione e le proprie madri, ci hanno accompagnato attraverso i continenti: dall’Inghilterra al Guatemala, dall’Australia all’Africa, all’India. Abbiamo attraversato i continenti, la letteratura, il “canone”. Abbiamo considerato letteratura i manga giapponesi, dando dignità a una cultura che non consideriamo tale solo perchè ci “diverte”. Abbiamo parlato della nostra storia, della storia personale e culturale delle donne più celebri, che nella letteratura dall’anno 1000  a. C. al 2011 d. C. hanno affondato il coltello nela “questione femminile” e abbiamo raccontato il nostro essere donne, il nostro avere “madri” e “padri” letterari, abbiamo raccontato la donna e il suo corpo, la sua anima, la sua terra. Abbiamo racontato la donna e il suo spirito.

Molte sono state le riflessioni proposte, dal legame viscerale con la lingua madre e la lingua di adozione, che a volte amiamo così tanto da desiderare di tradire le origini per prenderne altre, per abbracciare una cultura che sembra appartenerci di più, alla necessità di oltrepassare il “canone” letterario, inserire le donne nei libri di letteratura scolastica. Abbiamo riflettuto sul nostro contrasto generazionale, o meglio sul “loro”, quello delle donne che hanno annientato e ricostruito la figura materna, non curandosi dei propri padri.

E noi? Questa è stata un’altra delle domande proposte.

Noi di questa “benedetta” generazione?

Noi che le madri non abbiamo avuto il tempo di decostruirle, noi che, come si è detto, abbiamo un ventaglio di scelte e possibilità che probabilmente ci lasciano in questo stato confusionale? Noi che non sappiamo chi siamo perchè non sappiamo nè contro chi lottare nè con chi formarci?

Noi, i trentenni di oggi, e loro, i ventenni, che linguaggi usiamo? Perchè ci sentiamo incompresi? Perchè è cambiato così tanto il linguaggio? E ancora, siamo noi ad essere troppo avanti per essere capiti, oppure siamo troppo annientati dalla necessità di scelta per prendere il coraggio di impegnarci?

E ancora, il linguaggio, quello da usare con questi nuovi giovani da formare, che spesso si formano con tutto quello che a caso viene loro vomitato addosso, non dovrebbe forse diventare il nuovo “case study”?

Interessante, tra le mille riflessioni, quella di Michela Murgia, che prima di proporre la propria genealogia letteraria, maschile e femminile insieme, ha proposto lagenealogia di Cristo. Il risultato è che prima della diaspora la genealogia di Cristo è composta da uomini, quantità, tonellate di uomini, come se fossero stati gli uomini a essere fecondati e a mettere al mondo i propri discendenti. Solo 5 inserti femminili, unicamente cinque donne citate da Matteo, cinque donne eticamente “orribili”: prostitute, straniere, donne impure. La morale? Senza queste donne, con tutti i loro peccati o forse per la forza delle prprie scelte, per le proprie ragioni, senza queste donne Cristo non sarebbe nato.

Personalmente, figlia del mio tempo, delle mie madri e dei miei padri, mi accorgo di avere, alla luce dei fatti, una formazione, una genenalogia, maschile.

Donne nella mia formazione ce ne sono state, ma mi hanno insegnato i modi, le prospettive, i punti di vista,. Mi hanno insegnato a essere un prisma il quale far riffrangere la luce del pensiero maschile.

Mia nonna, prima di tutti, mi generò. Mi generò dalla frase che ripetuta fino alla nausea mi è entrata nel cervello e ha trovato la sua spiegazione solo oggi, col passare del tempo e delle generazioni, con il ritorno a quello stato d’ignoranza generale che ci accomuna a  anni e anni di distanza “la cultura rende liberi”.

Mia madre mi generò, le sue scelte, le sue disavventure, la sua ostinazione, i suoi abbracci per insegnarmi che la vita è dolcezza, la sua ferrea rigidità che mi ha detto che la vita è anche distacco. La sua ambivalenza, che mi ha insegnato che le donne avranno sempre una doppia natura e un contrasto eterno tra il volere, il potere e il fare. Le sue lacrime interiori e i suoi sorrisi esterni me l’hanno insegnato prima di qualsiasi altra cosa.

La mia insegnante d’italiano delle scuole medie mi generò, la sua acidità che significava solo passione, perchè ogni suo segno rosso sul foglio era un guanto di sfida, che io a testa bassa ho sempre provato a raccogliere.

E l’insegnante d’inglese delle medie mi generò, perchè mi diede il coraggio di superare un muro, mi diede fiducia e lo slancio per scegliere una passione.

E ancora mia Zia mi generò, l’insegnante di latino più dura che possa esistere, ma che oltre a insegnarmi il latino mi ha regalato Pirandello, Verga, Leopardi, Svevo, il teatro, la cultura, la vitalità, la voglia di viaggiare. Mi ha dato gli strumenti, perchè non furono Verga, Pirandello e Leopardi a generarmi, ma la conoscenza delle loro vite, dei processi, delle sperienze che hanno portato alla luce “L’uomo dal fiore in bocca” piuttosto che “Dialogo tra la natura e un islandese”.

E furono le “Tre croci” di Tozzi all’Università a generarmi come “scrivente”. Lui, il deisderio di andare oltre la sua esperienza, il desiderio di mettere un lietofine alle storie drammatiche e maschili, il desiderio di dare un’anima, e un pensiero a un uomo, ragion per cui scrissi la mia versione delle “Tre croci”, durante una lezione all’Università.

Solo dopo, dopo i vent’anni, dopo la presa di coscienza, è nata la curiosità da donna.

Rosa Maria Grillo mi generò, e probabilmente generò la strada che ho intrapreso e percorso come “letterata” fino ad oggi, specchiandomi nella letteratura maschile e trovando ciò che di femminile ci può essere, trovandoci la mia essenza.

Gli uomini mi generarono, il mio scontro con loro, la mia interpretazione di loro, quindi infondo le donne mi generarono, ma senza pregiudizi e femminismi. L’intelligenza mi generò, e io spero di esserne all’altezza.

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