dissenzo

4 Nov

“there’s something rotten in the state of…” siamo sicuri che sia ancora la Danimarca?

Non voglio fare polemiche e non voglio fare politica, non voglio pensare a Mr. B. (che ormai chiamano tutti così anche all’etero), non voglio pensare a quanto ci sentiamo tutti amareggiati e a quanto continuerei a rivendicare la “beata ignoranza”. Non voglio pensare a quanto stiamo toccando il fondo e a quanto abbiano fatto per riuscire a smuovere anche tutti i giovani italiani che di politica non volevano occuparsi (e che ora protestano in tutti i modi possibili). Non voglio pensare a quanto ci lasci amareggiati questo stato di inefficienza e inconsistenza, e quanto ci spinga alla fuga. Io in questo momento so solo che non voglio fuggire, perchè la realtà che vivo in un modo o nell’altro (forse anche masochisticamente) mi sta bene, e voglio lottare perchè qualche cervello funzionante ancora resti qui a presidiare.

Senza dubbio mi fa male pensare alla mia regione sommersa d’immondizia (che poi dicono che sia solo sopra di noi), mi fa male pensare che ci siano ragazze giovani in grado di vendersi a tutti i livelli. Mi fa male pensare che la gente che esce di casa abbia eternamente la fronte corrugata, che pochi riescano a dormire la notte, che nessun giovane è veramente giovane dentro. Mi fa male pensare che per avere un sorriso non basta neanche più fare una sorpresa.

E mi fa bene incontrare una mattina per strada un abbraccio amico, proprio prima di essere sommersa dalla burocrazia che ci corrode dall’interno. E mi fa bene un “grazie”, un sorriso di un anziano che la sua storia l’ha fatta. Mi fa bene scontrarmi con una persona che non vedo da tempo e ricordarmi che prima di tutto quel tempo c’era stato un “ti chiamo in settimana” che non è arrivato da nessuna delle due parti.

Mi fa bene respirare l’aria intossicata e fritta della Spagna senza pensare che per smaltire tutti quegli odori ci vorranno centinaia di lavatrici e corse sul tappeto in palestra! Mi fa bene pensare che i problemid ella vita sono altri e che nella precarietà in cui viviamo dovremmo imparare ad abbracciarci questa croce e farci scivolare i malesseri addosso, perchè regalare un sorriso significa anche farlo a se stessi.

Perchè in un momento così duro è bene che qualcuno trovi i suoi tempi e respiri, anche se l’aria è fritta, anche se c’è lo smog, anche se per un bicchiere di troppo ci fermano e ci multano, anche se per fare tutto quello che vogliamo ci vogliono i soldi. Anche se è difficile, basterebbe provare a pensare che la vita è altro, e che la dovremmo difendere con le unghie e con i denti.

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