Come una rete

8 Sep

buenos airesAccadde un giorno: arrivavano i trent’anni e non sapevo cosa fare. Festeggiare o non festeggiare, in primis, e se farlo, come. Una festa indimenticabile o un raduno con amici. Organizzare un meeting variopinto cercando di accostare le persone dai colori più differenti, oppure organizzare una cena intima. Entrambe. Poche settimane dopo partivo per il mio primo viaggio a Buenos Aires (a questo punto mi sembra doveroso sottolineare che è passato solo un anno dai fatti che racconto, e che di viaggi a Buenos Aires al momento ne ho fatti solo due). Il viaggio di una vita, con una serie di angosce e preoccupazioni che non ha senso spiegare, perché irrazionali. Come spieghi che stai chiudendo la valigia per un viaggio che aspetti da dieci anni e non ne hai la forza? Che quasi speri di perdere l’aereo? Non lo spieghi. La sera del mio compleanno tutto era come l’avevo immaginato. C’erano gli amici nuovi e quelli di una vita, la famiglia (rappresentanza simbolica) da cui provengo e quella con cui ho scelto di costruire il mio futuro, il presente e il passato, che non abbandono mai, o abbandono un po’ alla volta senza accorgermene. Poi un amico scopre che sto per partire mi passa il contatto di un amico a Buenos Aires. Qui inizia una storia di lacci e connessioni, una rete. Improvvisamente da una persona diventano quattro e da quattro diventano quindici. Si formano gruppi che scopro essere collegati tra loro, e nel nuovo viaggio scopro che è possibile metterli insieme, o che loro stessi si riescano a connettere per caso. A volte questi gruppi o questi singoli individui ti salvano la vita. Altre volte se la salvano a vicenda. Le chiamano energie, lo chiamano destino, le chiamano anche anime. Dicono che è l’universo a tenerci insieme, a srotolare la maglia poco a poco. In questi momenti mi sento una scintilla. Una scintilla che innesca altre scintille o che a volte accende una fiamma. Buenos Aires, con la sua aurea e le sue energie, ha messo insieme una rete di salvataggio che mi fa sentire a casa. Una casa che ti dà invece di chiedere. Una casa che ti riceve e ti apre le porte. Non so se è così per tutti, per quelli che la vedono caotica e chiassosa, per quelli che la vivono con l’insofferenza di una grande città. Non ha nulla di diverso da Roma, da come io vivo Roma. Ha un elemento sostanziale che nella distanza riesco ad apprezzare: ti fa sentire sempre in tempo, ti lascia intravedere quella possibilità di salvezza, di una leggerezza che desideri ardentemente, che dall’altro lato del mondo non riesco a vedere. Da qui tutto si fa più chiaro, tutto ha una soluzione, e non è questione di distanza. Da questa prospettiva è possibile far fronte alle difficoltà semplicemente perché non sono esclusive ma condivise. L’unicità di un problema che ci fa sentire vittime qui sembra assolutamente comune. Qualcuno l’ha già vissuto, molti l’hanno già vissuto, non sarai pioniere, non ti senti solo. Buenos Aires è uno stato mentale per me, non è una città fatta di strade ma di abbracci, non è un ingorgo di macchine e smog ma una rete, un paracadute, un’ancora di salvezza. Il mio fidanzato chamuyero che diceva di aspettarmi da tempo e che invece mi aspettava con un’altra, ma mi aspettava. Mi aspettava sul serio, mi ha dedicato il giusto spazio e la giusta intensità e mi ha permesso di scoprire che non ero venuta qui solo per lui, che mi ha fatto sentire importante il giusto, e il giusto presa in giro, ma al quale non recriminerò mai niente. Buenos Aires ti promette senza assumersi la responsabilità, quella ce la devi mettere tu. Ti accoglie, taglia il cordone e ti mette sulla strada, sapendo che se non riesci da sola, qualcuno ti offrirà riparo. Quindi grazie, a tutta la concatenazione di eventi e a tutta la rete di energie che hanno reso speciale la mia percezione di questa città, che mi fanno venire le lacrime se penso al prossimo aereo, che mi fanno venire le lacrime anche a furia di ridere per pelotudeces. Resta di buono che ho scoperto che torno a casa, quella mia, quella piena di sfide, quella che mi chiude le porte in faccia e fa ostruzionismo, con la convinzione di riuscire ad aprire quelle porte. Torno a casa perché nonostante tutto è la mia prima casa, e l’ho scelta. Torno a casa per vedere cosa c’è in quello spazio e in quel tempo che unisce i due mondi che è venerdì.

 


 

 

Me pasó un día: llegaban los treinta y no sabía que hacer. Si festejar o no, primero, y en caso como. Una fiesta inolvidable o una reunión entre amigos. Organizar un meeting multicolor intentando acercar a las personas de los colores más diferentes u organizar una cena. Hice las dos. Un par de semanas después viajava por primera vez a Buenos Aires (a esta altura cabe aclarar que solo pasó un año de los hechos que cuento, y que solo viajé dos veces a Buenos Aires). El viaje de la vida, con una serie de angustias y preocupaciones que no tiene sentido explicar, porqué irracionales.  Como vas a esplicar que estas cerrando la valija para un viaje que esperas hacer desde hace diez años y no tenes la fuerza? Que casi esperas perder el avión? No lo esplica. La noche de mi cumpleaños era todo como me lo había imaginado. Los amigos recientes y los antiguos estaban, la familia de la que llego (a través de una presencia simbolica) estaba y también estaba la familia con la que he elijido construir mi futuro. Presente y pasado, que nunca abandono, o que abandono un poco a la vez sin darme cuenta. Un amigo descubre que estoy a punto de viajar a Buenos Aires y me pasa el contacto de otro amigo que vive ahí. Aquí empieza una historia de lazos y conecciones, una red. De repente una persona llega a ser cuatro, y de cuatro llegan a ser quince. Se forman grupos que descubro estar conectados e en mi nuevo viaje descubro que los puedo conectar, o que consiguen conectarse a solas por casualidad. A veces estos grupos o estas individualidades te salvan la vida. A veces se salvan la vida entre sí. Se las llaman energias, destino, almas. Dicen que es el Universo que nos junta a todos, que suelta la malla de a poco. En estos momentos me siento una chispa. Una chispa que ceba a otras chispas o que a veces encende una llama. Buenos Aires, con su aurea y sus energias, ha juntado una red de salvación me que deja sentir en casa. Una casa que te ofrece en lugar de pedirte. Una casa que te recibe y te abre puertas. No sé si así es para todos, para quien la vee caótica y ruidosa, para quien la vive con la intolerancia de una gran ciudad. No tiene nada distinto de Roma, de como yo vivo Roma. Tiene un elemento substancial che en la distancia consiguo apreciar: te hace sentir siempre a tiempo, te deja entreveer la posibilidad de la salvación, de una ligereza que deseas con anhelo, que no consiguo entreveer del otro lado del mundo. Desde acá todo de aclarece, todo tiene una solución, y no es cuestión de lejanía. Mirando desde esta perspectiva es posible enfrentar a las dificultades porque no son individuales sino compartidas. La unicidad de un problema que nos hace sentir victimas acá parece comun. Alguien lo vivió, muchos lo vivieron, no vas a ser pionero, no vas a estar solo. Buenos Aires para mi es un estado mental, no es una ciudad hecha por callesi sino por abrazos, no es un embotellamiento de autos y esmog sino una red, un paracaídas, un ancla de salvación. Mi novio camuyero que me decóa que me esperaba desde hace mucho tiempo y que en cambio me esperaba, sí, pero con otra. En serio me esperaba, me ha dedicado justo espacio y justa intensidad y ha dejado que me enterara de que vine no solo por él. Que me ha hecho sentir lo necesario importante y lo necesario pelotuda, pero al que nunca le voy a recriminar nada. Buenos Aires te promete pero no se asume la responsabilidad, la tenes que poner vos. Te acoge, corta el cordón y te hecha a la calle, porque sabe que si no conseguis a solas alguien te va a ofrecer refugio. Por lo tanto gracias, al desencadenamiento de eventos y a la red de energias que me hicieron percibir como especial a esta ciudad, que hacen que se me suelten las lagrimas si pienso al proximo avión. Que hacen que se me suelten las lagrimas por las risas. Lo bueno que queda es que descubrí que vuelvo a casa, mi casa, la que lleva desafios, que me cierra puertas en la cara y que me hace obstruccionismo, y que vuelvo con la conviccion de conseguir a abrir esas puertas. Vuelvo a casa poque no obstante es mi primera casa, yo la elegí. Vuelvo a casa para ver que hay en ese espacio y en ese tiempo que une estos dos mundos y que es e viernes.

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