Brillante

20 Jan

Dev’essere stato per quel concerto, ci pensavo stamattina. Me l’avevano detto di non andarci, che il gruppo era tremendo, che non ne valeva la pena, ma poi lì per lì me lo sono scordato.
Dev’essere stato questo, e siamo nati sotto una cattiva stella. All’inizio credevo fosse un ottimo argomento di conversazione, ridere insieme del ridicolo di cui quel gruppo si stava ricoprendo. Poi non so perché mi ha chiesto di baciarlo, o di baciarmi, non ricordo. Non ne ero convinta, non era il luogo né il momento, non c’era la gente giusta. Dev’esser stato questo, o anche gli occhi addosso. Non ci credi alla “seccia”? Io dico di sì, sarà anche un’invenzione da ignoranti, ma io ci credo.
Ci ho pensato oggi, mi è capitato sott’occhio, sulla sinistra del dispaly, quell’iconcina illuminata “richiesta d’amicizia”. Erano loro, volevano diventare miei amici, e poi volevano che diventassi loro fan, e io ho pensato “ma chi me l’ha fatto fare”, quando un secondo dopo mi è scivolato il cellulare di mano e si è aperto in tre parti, e quando poi, nella disperazione, ho urtato con la mano sulla scrivania e mi si è spezzata l’unghia del mignolo. Poco male, ho pensato, si vedrà meno delle altre. Peccato che sono stata proprio ieri dall’estetista, e che proprio ieri c’ho passato il pomeriggio, e le ho anche lasciato una barcata di soldi, per essere perfetta per la serata di stasera: capodanno.
Dici che è un caso? Davvero non ci credi? Beh, sarà anche come dici tu, una casualità, ma io adesso non so che fare: ci vado o non ci vado alla serata? Ho troppa paura di andare e trovarlo lì, con una “vrenzola”,e allora altro che togliere l’amicizia, io lo boicotto quel gruppo!
Ma sì, ma sì, ci vado lo stesso, mi è preso solo un attimo acuto di ansia, di superstizione. La verità è che quel rapporto faceva acqua da tutte le parti, e non è colpa della buona stella che quel giorno s’era defilata, è colpa mia. È colpa mia perché non c’ho mai creduto. E che te lo dico a fare, quando non sei convinto di quello che fai, lo fai per inerzia. Continui e continui, e poi finisci per crederci, quando però non c’è più molto da fare. Io a dire il vero c’ho creduto tantissimo nel nostro rapporto, ma solo quand’è finito. Era così semplice visto da fuori, non faceva una grinza: ci divertiamo, ci facciamo compagnia, viaggiamo insieme, e pensa che lui accettava qualsiasi proposta gli facessi, dalle manette alle sonorizzazioni di film muti. Una continua sorpresa, fino a quel regalo terrificante. Te lo ricordi? Credo di aver pianto per mezz’ora di fila, prima di farmene una ragione.
Mi aveva lasciato sullo zerbino, fuori la porta, un mazzo di rose rosse, con una gialla. “Gelosia”, ho pensato. “erano finite quelle bianche” mi ha tranquillizzato lui. Erano pari, anche quelle, forse la buona stella si era assentata di nuovo.
In mezzo a tutte quelle rose e a tutte quelle spine, che di poetico e allusivo probabilmente avevano poco e niente, c’era un pacchetto, né troppo grande né troppo piccolo, e un biglietto “brillante, come te”.
Dentro il pacchetto, infiocchettato e ricoperto da etichette che ripetevano “gioielleria Massa” su tutti i lati, un bracciale di argento liscio con un fanale al centro, fucsia. Un brillante, catarifrangente, “come me”.
Devo aver pianto per mezz’ora, con pochi minuti di pausa. A tratti ho pensato che forse il fucsia non era così male, che si sarebbe abbinato perfettamente al mio colore di capelli, e che in fondo anche le cose più eccentriche basta saperle abbinare. Poi ho ripianto ancora, pensando che siamo sempre diversi da quello che crediamo di essere quando ci guardiamo dalla prospettiva altrui, e che forse anche io ero così: brillante, eccentrica, difficile da abbinare.
È un po’ come quando senti per la prima volta la tua voce registrata, e non ti piace. E poi invece ci fa l’abitudine, non ti riconosci, ma ti abitui.
È brutta l’abitudine, è un’idea che non mi ha mai convinta. È come l’immagine fuliginosa di quel concetto reale e tangibile che è la routine. La routine non è così male, è una sorta di certezza, un’idea di scadenza ripetuta giorno per giorno. Non è così male. L’abitudine è un po’ il suo lato oscuro, quell’idea di ripetere il tuo quotidiano senza slancio, senza interesse, senza voglia. Ho pensato anche questo quando ho ripreso a piangere, dev’esser stato per abitudine. Comprare una cosa senza slancio, senza voglia, senza interesse. Senza pensare a un utilizzo o a un’identificazione. Dev’esser stato questo, perché sapevo di non essere eccentrica, di non essere un brillante fucsia difficile da abbinare. Sapevo bene che non ero stata oggetto di una sua così profonda riflessione nel momento dell’acquisto. Lo sapevo, e per questo, per interrompere l’abitudine, che poi l’ho lasciato.

2 Responses to “Brillante”

  1. Grace Jb 24 January 2012 at 19:31 #

    Bello, nella forma e nel contenuto, questo giro di pensieri! Marica

  2. lordbad 2 February 2012 at 14:30 #

    Brillante è il tuo post 😉

    Un saluto da Lordbad

    Vongole & Merluzzi

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