apologia della condizione umana

10 Nov

A volte mi chiedo che generazione stiamo diventando, quali sono i nostri obbiettivi, quanto sono proporzionali alle nostre lamentele quotidiane e quanto conti la soddisfazione.

Poi mi chiedo, relazionandomi con un mondo fatto di oggetti e non di persone, quanto peso diamo all’arte, quanto la società “giovanile” sia sezionata in categorie e quante siano realmente interessate all’arte e alla cultura.

E ancora, mi chiedo (dai secoli dei secoli) se la cultura oggi come oggi ci stia rendendo liberi o solo ed esclusivamente schiavi, e se questa sensazione e condizione sia propriamente nostra, degli italiani, o anche i nostri vicini di casa ne soffrano.

A volte mi capita di vedere (nel mio ambiente e in quelli più distanti) persone socialmente distaccate che non si preoccupano di entrare nel merito di questioni che potrebbero danneggiare il proprio equilibrio personale. E quando li incontro e li vedo sorridere con quell’ingenuità che tutti vorremmo ancora conservare, non so se ammirarli, invidiarli bonariamente, compatirli, o sviluppare quell’atteggiamento materno e (aimè) femminile di protezione.

E poi mi capita di vedere una ventina ( non di più) di persone che di martedì sera rinunciano a X- Factor in TV, rinunciano al relax e si incontrano sotto un palco davanti a uno spettacolo improbabile ai più: EVOL/VE ovvero F.M.Einheit (Einsturzende Neubauten) & Massimo Pupillo (Zu).

E lì, davanti a questo spettacolo di suoni, rumori, immagini, polvere, luci, strumenti che non lo so. Davanti a questo spettacolo che tutti i presenti ritengono tale, mi chiedo cosa noi crediamo equivalga all’arte. Cosa ci spinge ad apprezzare ( e non è il mio caso) Romeo Castellucci, capostipite e ideatore della Societas Raffaello Sanzio, che interpreta “Il volto del figlio di Dio” defecando per 45 minuti sul palcoscenico. Mi chiedo se è arte, e se lo era all’epoca di Piero Manzoni. Mi chiedo se quest’architettura post-moderna, fredda, tetra, mastodontica e svilente sia arte. Mi chiedo, se tutto ciò lo definiamo tale, a questo punto cosa voglia comunicarci e se sia solo ed esclusivamente frutto del nostro tempo, dei nostri dissapori, del nostro avvilimento. Rappresentazione fisica della nostra impotenza come uomini.

Non so quale possa essere la risposta, so solo che mi affascina la sperimentazione, l’idea di utilizzare oggetti non secondo la funzione che hanno, non per fare quello per cui sono nati. E allora mi affascina guardare F. M. Eineth suonare un’enorme molla metallica con le dita, con il martello, con il trapano, come se fosse un contrabasso. Mi piace vedere Massimo Pupillo soffiare sulle codre del suo basso o suonare il suo cavo elettrico come una frusta. Mi piace vedere che i suoni possono nascere ancora in modi “non convenzionali”, e che pur a cavallo della linea che demarca la differenza tra suono e rumore, possiamo ancora chiamarli suoni, perchè emoziona.

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=_gVZj1IXgAk]

9 Responses to “apologia della condizione umana”

  1. lucio sand 10 November 2010 at 10:51 #

    io rinuncio a x-factor ogni martedì sera, anche se qui a napoli non ci sono poi molte possibilità di godere di progetti come EVOL/VE. la cosa buffa è che proprio stanotte ho sognato di andare a un concerto degli einsturzende neubaten, ma era una cosa strana: era tenuto tipo in un centro commerciale, c’era un sacco di gente, eppure non c’erano gli EN, era più una celebrazione teatrale/musicale della loro musica, come se fossero diventati famosissimi! mah.
    delle defecazioni in scena, intellettual(oid)i o meno, ne faccio volentieri a meno, considerato quello che già siamo costretti a sopportare ogni giorno.
    ciao serè. 🙂

    • itrerefusi 10 November 2010 at 11:13 #

      Grazie Lucio!
      in realtà io rinuncio alla TV in generale da anni ormai, ma non sono convinta sia la scelta migliore per andare avanti in modo produttivo.
      E comunque ieri c’era un fotografo con i tuoi stessi capelli, più interessato agli sleepy sun. Ho pensato fossi tu.
      Apparizioni!

      • lucio sand 10 November 2010 at 11:42 #

        sì, ma infatti la televisione è uno dei più potenti strumenti comunicativi/produttivi; peccato sia in mano alle persone sbagliate, che mirano solo a un pubblico, volontariamente o meno, dormiente.

        • itrerefusi 10 November 2010 at 11:53 #

          speriamo che “vieni via con me” continui sull’onda della prima puntata.
          O almeno è quello che spero io!

  2. eri_trabiccolo 10 November 2010 at 11:31 #

    Che cos’è l’arte? Frank Zappa (un artista?) diceva:

    “L’arte consiste nel fare qualcosa di nessun valore e in seguito di venderla.”

    Troppo cinico? Può darsi. In una visione romantica, che a volte mi sequestra, riesco a considerare l’arte come tutto ciò che trascende la contingenza dell’immanente, che alimenta la nostra innata pulsione di dare un senso alla vita. Attraverso cosa? Banalmente, direi, attraverso le emozioni che riesce a suscitarci. Siamo così famelici di emozioni che ormai aneliamo anche ciò che ci può provocare dolore, disgusto, nausea: la prova della nostra capacità di provare emozioni, qualunque esse siano, ci dà la consapevolezza (o l’illusione?) di non essere solo una versione meno efficiente di un robot. Questa pariteticità tra capacità di disgustare e di provocare godimento, ci fa, però, correre il rischio di identificare con l’arte tutto ciò che non è “indifferenza”. A questo proposito ricordo un film diretto da Miloš Forman (regista di Qualcuno volò sul nido del cuculo) e interpretato magistralmente da Jim Carrey, nei panni del “compianto” Andy Kaufman: Man on the moon. Un comico irritante il cui unico scopo era “sconquassare” il suo pubblico.
    Nella storia dell’uomo l’arte è stata spesso etichetta di espressioni diverse: la retorica, la natura, il sacro, la bellezza (e anche la bellezza è soggetta a revisioni)… E’ ovvio che una tale visione di ciò che è arte non può uscire dalla soggettività dell’individuo. Ma perchè non dovrebbe essere così? Perchè abbiamo bisogno che ci tassonomizzino tutto? Siamo monnezza (Alberto Sordi in “Nell’anno del signore” – Luigi Magni)? E allora arrivo alla conclusione che tutto ciò che MI piace e può provocarMI emozioni è arte, e tutto il resto è merda (non quella d’artista, tanto per chiudere il cerchio con Piero Manzoni). Scusami se ho divagato. Saluti.
    P.S.
    Mi rendo conto che ti ho dato del “tu”, anche non conoscendoti, fortunatamente la mia autarchia non confligge con le regole della rete.

    • itrerefusi 10 November 2010 at 11:50 #

      Caro, intanto non posso che ringraziarti per i tuoi interventi,
      e provo a insinuare un dubbio con due affermazioni che non negano la TUA scelta individuale di percepire l’arte come qualcosa che emozioni TE STESSO, ma che allo stesso modo offrono prospettive diverse e spunti di riflessione sull’interrogativo iniziale:
      Da un lato Renato Vallier: “La vera arte è espressa da uno stato di disagio, qualunque esso sia”.
      Dall’altro Oscar Wilde: “La vita imita l’arte molto di più di quanto l’arte non imiti la vita”.
      Quale sia la risposta continuo a ignorarlo, ma un po’ tutti a nostro modo percepiamo l’arte in modo soggettivo. Sono le gabbie “culturali” (o finte tali) che ci spingono a cercarla altrove o a dichiararla in altre forme.

      • eri_trabiccolo 10 November 2010 at 14:44 #

        Quindi se non ho capito male ti stai chiedendo se quella che si considera arte non sia solo un “riflesso condizionato” alle sovrastrutture culturali che ci vengono imposte. E quindi se le emozioni che proviamo seguano questa “logica”. Insomma sono davvero più spontanee le emozioni che si possono provare nell’inconsueto di quelle che le masse possono provare all’interno delle “gabbie culturali”, quelle testimoniate dalle orde di ragazzini/e appassionati di Amici, X-factor, GF, ecc. ecc.?
        E’ questo il punto?

  3. Claudia 12 November 2010 at 14:23 #

    il concerto di strumenti inediti mi ha fatto ricordare qualcosa che ti propongo:
    http://www.youtube.com/watch?v=3-XGFbxFY-Q
    un direttore d’orchestra che dirige artigiani che Realizzano cose in scena! e hanno una partitura elaborata per i vari lavori, che seguono.
    un’arte che trae musica dal quotidiano, a suo modo insolito!
    c’è anche on line un’intervista al direttore che racconta il suo progetto.

Leave a Reply